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da Monete Antiche n. 26 - Marzo/Aprile 2006 Lucius Domitius Alexander Di Matteo Truddaiu L’usurpatore Poco o nulla si conosce di Lucio Domizio Alessandro e della sua carriera precedente la nomina a vices agens Praefectorum Praetorio d’Africa da parte di Massenzio intorno alla prima metà del 307 d.C. Le fonti in disaccordo sulla sua origine, frigia secondo Zosimo e pannonica secondo Aurelio Vittore, si trovano invece d’accordo nel descriverlo malignamente come un uomo «vile, pauroso, esitante dinanzi a qualsiasi fatica e per di più vecchio[1]». Le fonti sono faziose e certo poco lusinghiere con questo usurpatore, ma indubbiamente la carica che Alessandro avrebbe assunto in seguito fu ben al di sopra delle sue capacità. La rivolta africana che portò Alessandro a essere acclamato Augusto iniziò, con buona probabilità, nel periodo successivo alla conferenza di Carnuntum in Pannonia (308 d.C.), a cui aveva partecipato lo stesso Diocleziano. Le decisioni prese in questa sede dai tetrarchi[2] relegarono il vecchio Massimiano Ercole a privato cittadino e dichiararono suo figlio Massenzio hostis rei publicae, per l’uccisione del legittimo Augusto Flavio Severo e per aver costretto Galerio medesimo a ritirarsi dall’Italia nel corso dei vani tentativi dei due tetrarchi di recuperare Roma e la penisola italica (307 d.C.) occupate da Massenzio. Le truppe della Proconsolare[3] e in particolare l’exercitus Karthaginiensis (GLORIA EXERCIT KART) furono fondamentali nella rivolta africana. Proprio questi legionari ritennero legittima la ribellione contro Massenzio facendo poi «indossare la porpora ad Alessandro[4]», che in questa diocesi[5] aveva competenze non solo civili ma anche militari, e ciò spiegherebbe la sua acclamazione ad Augusto[6]. Le testimonianze numismatiche ci mostrano quanto l’usurpatore, l’Africa e le sue truppe fossero ancora vincolati a Roma e al suo ruolo nell’impero (ROMAE AETERNE / INVICTA ROMA FELIX KARTHAGO) e allo spirito tetrarchico, quindi profondamente ostili a Massenzio e a suo padre Massimiano, sovvertitori dell’ordine creato da Diocleziano.
Fig. 1 (L. Domizio Alessandro, Æ Follis. RIC VI 70)
Il territorio Le testimonianze epigrafiche, fino a ora trovate, riguardanti Alessandro ci mostrano come la sua sfera di influenza fosse circoscrivibile ai territori della Proconsolare, della Bizacena e delle due Numidie. La Mauretania e la Tripolitania, pur essendo parte della diocesi Africana, sarebbero rimaste fedeli a Massenzio[7].
Fig. 2 (Mappa delle province romane dal sito http://en.wikipedia.org)
Tra il 309 e il 310 d.C. Alessandro, dotato di una grande flotta, la stessa che veniva utilizzata per i rifornimenti annonari all’Italia, volle estendere il suo potere impossessandosi della Sardegna (probabilmente solo delle zone costiere e delle aree portuali). Con questo abile colpo di mano non solo impedì al grano proveniente dall’isola di raggiungere l’Italia, ma rese difficoltosi anche i rifornimenti annonari provenienti dalla Spagna.
Fig. 3 (Rete stradale della Sardegna Romana dal sito http://www.unrv.com)
Così le già scarse risorse annonarie che potevano pervenire a Roma diminuirono aggravando ancora la situazione annonaria dell’Italia controllata da Massenzio. L’impresa di Alessandro, testimoniata da un miliario ritrovato a Sulci (Sant’Antioco) nel 1961[8], ci chiarisce anche alcune delle legende (VICTORIA AVGVSTO NOSTRO/ VICTORIA ALEXANDRI AVG N) presenti sulle monete coniate dall’usurpatore probabilmente dopo il 310 d.C..
M(ilia) p(assum) X [I] | Dal canto loro Galerio, Massimino Daia e Costantino erano tutti uniti contro Massenzio e non avevano nessun interesse a ostacolare le azioni dell’usurpatore africano. La sua rivolta non poteva che essere utile all’indebolimento di Massenzio, inoltre la piccola potenza di Alessandro non intimoriva gli altri tetrarchi.
Fig. 4 (L. Domizio Alessandro , Æ Follis. RIC VI 65)
La zecca di Cartagine tra il 308 e il 312 La zecca di Cartagine fu chiusa da Massenzio nella seconda metà del 307 d.C. e il personale trasferito nel nuovo stabilimento di Ostia (308 d.C.)[9]. Domizio Alessandro, dopo essere stato proclamato Augusto, si vide costretto a riaprire tale zecca (dopo il 308 d.C.?) con incisori locali; i tipi emessi, aurei e follis[10], sono infatti piuttosto rozzi nell’esecuzione e imitano la monetazione degli altri tetrarchi (SPQR OPTIMO PRINCEPS[11]).
Fig. 5 (L. Domizio Alessandro , Æ Follis. RIC VI 72)
La fine di Domizio Alessandro Massenzio temporeggiò per non rimanere sprovvisto di truppe in una fase tanto delicata del proprio regno e, solo quando stretto dall’imminente minaccia di una duplice invasione dell’Italia settentrionale dalla Gallia e dal settore retico-pannonico, si decise a recuperare le perdute province africane per accrescere così il proprio potenziale difensivo in rifornimenti di viveri e di truppe. Massenzio, con fulminea iniziativa, inviò in Africa il suo prefetto del pretorio Rufio Volusiano, che sbarcò probabilmente in un porto o in un approdo sicuro della Proconsolare o della Numidia Cirtensis[12], accompagnato da un corpo di truppe scelte. Dopo una prima disfatta, fra Cartagine ed Ippona, Alessandro insieme alle sue restanti truppe avrebbe ripiegato su Cirta[13], dove fu catturato e strangolato[14] in seguito all’assedio e alla conquista della città (avvenuta durante la primavera del 311 d.C.). Dopo la sconfitta di Alessandro la città di Cartagine fu saccheggiata e i suoi sostenitori uccisi o privati delle loro ricchezze[15].
Fig. 6 (Panorama delle rovine di Cartagine, dal sito http://en.wikipedia.org) [1] Zosimo, Storia Nuova; Libro II, 12-14. [2] Galerio Massimiano, Massimino Daia e Costantino. [3] Nel corso del IV sec. le truppe di stanza in Africa, ripartite tra la Proconsolare, le Numidie, la Bizacena la Mauretania e la Tripolitania, non sembrano superare i 25.000 uomini, escludendo ovviamente i limitanei impegnati unicamente nella difesa del limes dalle incursioni delle popolazioni nomadi e seminomadi del deserto. (Andreotti R. “Problemi sul significato storico della usurpazione di Lucio Domizio Alessandro”, in Afrika und Rom in der Antike, Halle 1968, pp. 245-276). [4] Zosimo, Storia Nuova; Libro II, 12-14. [5] La riforma attuata da Diocleziano aveva accorpato le province in dodici grandi circoscrizioni territoriali, le diocesi, a capo delle quali furono posti dei funzionari chiamati Vicarii dei prefetti del pretorio. A.A.V.V. Introduzione alla storia di Roma, Milano 1999, pp. 418-425. [6] Andreotti R., “Problemi di epigrafia costantiniana. La presunta alleanza con l’usurpatore Lucio Domizio Alessandro”, in Epigraphica, Milano 1969, pp. 144-180. [7]Andreotti R., “Problemi di epigrafia costantiniana. La presunta alleanza con l’usurpatore Lucio Domizio Alessandro”, in Epigraphica, Milano 1969, pp. 144-180. [8] Sotgiu G., Un miliario sardo di L. Domitius Alexander , in Archivio Storico Sardo XXIX, pp. 151 e ss. [9] King C.E., “The Maxentian Mints”, in Numismatic Chronicles 1959, pp. 47-78 e Maurice J. “L’Atelier Monétaire d’Ostia Pendant la Période Constantinienne Sous les Règnes de Maxence et de Constantin. Numismatique Constantinienne. Paris 1908. e infine Sutherland C.H.V., Roman Imperial Coins, Vol. VI , Londra 1967, pp. 418-421, 432-435. [10] Sutherland C.H.V., Roman Imperial Coins, Vol. VI , Londra 1967, pp. 432-435. [11] Legenda presente sui follis di Costantino, RIC Vol. VI n. 815. [12] Andreotti R., “Problemi sul significato storico della usurpazione di Lucio Domizio Alessandro”, in Afrika und Rom in der Antike, Halle 1968, pp. 245-276. [13] La città-fortezza di Cirta, capitale della provincia della Numidia, fu distrutta dalle truppe di Rufio Volusiano. Ma già nel 313 d.C. Costantino la ricostruì dandole poi il proprio nome. [14] Zosimo, Storia Nuova; Libro II, 14-15. [15] Aurelius Victor, Livres des Césars. 40, 17-19.
Bibliografia. A.A.V.V. Introduzione alla storia di Roma, Milano 1999.
Andreotti R.,”Problemi di epigrafia costantiniana. La presunta alleanza con l’usurpatore Lucio Domizio Alessandro”, in Epigraphica, Milano1969, pp. 144-180
Andreotti R., “Problemi sul significato storico della usurpazione di Lucio Domizio Alessandro”, in Afrika und Rom in der Antike, Halle 1968, pp. 245-276.
Aurelio Vittore, Livres des Césars. 40, 19-29. Paris 1975.
King C.E., “The Maxentian Mints”, in Numismatic Chronicles XIX 1959, pp. 47-78
Maurice J., “L’Atelier Monétaire d’Ostia Pendant la Période Constantinienne Sous les Règnes de Maxence et de Constantin. Numismatique Constantinienne. Paris 1908.
Sutherland C.H.V., Roman Imperial Coins, Vol. VI , Londra 1967, pp. 418-421, 432-435.
Pflaum H.G., “L’alliance entre Constantin et Domitius Alexander”, in Bulletin d’archéologie Algérienne, pp. 159-161.
Salama P., “Recherches numismatiques sur l’usurpateur africain L. Domitius Alexander”,in Proceedings, International Numismatic Congress 1973, pp. 365.
Salama P., Bornes milliaires d’Afrique proconsulaire : un panorama historique du Bas Empire romain, Roma 1987, pp. 24-25, 50-51, 72-75, 102-103, 158-159.
Zosimo, Storia Nuova. Libro II, 10-16. Milano 1977.
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