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L’articolo qui esposto è tratto dalla Tesi di Laurea “La Monetazione di Hatra” del nostro Socio e Consigliere Matteo Truddaiu, con la quale si è laureato in Storia Antica nell’anno 2005. da Monete Antiche n. 22 - Luglio/Agosto 2005 Hatra Di Matteo Truddaiu La città Hatra è una città fortificata situata nell’alta Mesopotamia (oggi Iraq del Nord), in mezzo a una steppa desertica nel Nord della Jazeera (l’area compresa tra i fiumi Eufrate e Tigri) distante circa 50 km a ovest di Assur, l’antica capitale dell’impero assiro. In base ai resti archeologici e alla vastissima documentazione epigrafica sappiamo che la città si sviluppò maggiormente lungo il II sec. d.C. , quando fu ampliata e monumentalizzata. La storia della città fu però breve; infatti, subito dopo la sua conquista da parte dei sassanidi (240/41 d.C.), Hatra iniziò a decadere.
Fig. 1, Cartina dell’Iraq (tratta da Nuovo Atlante Storico Zanichelli e modificata al computer dall’autore) Ammiano Marcellino (25.8.5), il quale partecipò alla campagna orientale dell’imperatore Giuliano nel 363 d.C., vide le sue rovine durante la marcia di ritorno con il nuovo imperatore Gioviano e così le descrisse: “uetus oppidum in media solitudine positum olimque desertum”. Le rovine sono tuttora piuttosto impressionanti, furono riscoperte in tempi moderni da viaggiatori europei del XIX secolo, dei quali il primo fu J. Ross tra 1836 e il 1837[1]. Il primo archeologo a condurre scavi sistematici nella città di Hatra fu W. Andrae, il quale diresse la Missione Archeologica Tedesca, tra il 1906 e il 1911, indagò sia Hatra[2] che la vicina città di Assur. In seguito, a partire dal 1951[3], archeologi iracheni iniziarono nuovi scavi concentrandosi inizialmente sul Grande Tempio e poi su altre parti della grande città di epoca partica come la Porta Nord, i templi minori e un gran numero di tombe. Agli archeologi iracheni, nel corso degli anni ’80, si unì anche la Missione Archeologica Italiana[4], che indagò un edificio (Edificio A), la strada settentrionale che conduceva alla Porta Nord e fece alcuni sondaggi all’interno del temenos. Storia La fondazione, come la storia di Hatra, nel periodo precedente al II sec. d.C., rimangono punti oscuri. Alcuni studiosi ritengono che l’insediamento risalga al periodo tardo-achemenide oppure addirittura tardo-assiro, ma queste non rimangono che mere congetture dovute alla mancanza di qualsiasi prova certa. Hatra sembra essere governata da una dinastia locale sin dal I sec. d.C. La sua posizione nella zona di confine tra l’Impero romano e quello partico e l’importante ruolo di città santuario per il culto della divinità solare Shamash[5] (l’equivalente greco di Helios), permisero alla città e ai suoi governanti di incrementare il loro potere e la loro ricchezza.
Fig. 2. Divinità solare Shamash (foto tratta da M. Sommer, Hatra) Così Hatra, tra il I e II sec. d.C., potrebbe essere stata uno dei diciotto regni indipendenti all’interno dell’Impero partico menzionati da Plinio (Naturalis historia 6.112). In altre parole, Hatra era un piccolo regno indipendente che includeva non solamente la città ma anche una parte dei territori circostanti, governata in un primo tempo da una dinastia locale di signori (mry’) che durante la seconda metà del II sec. d.C. acquisiranno il titolo di re (mlk’), sempre subordinati al “re dei re” partico. La storia iniziò a parlare di Hatra nel 116-117 d.C., in concomitanza con la campagna militare dell’imperatore Traiano in Mesopotamia. Traiano aveva pianificato di estendere i confini dell’impero al fiume Tigri. Marciò dunque verso sud lungo l’Eufrate, conquistando gran parte della regione di Babilonia fino al Golfo Persico e prendendo anche Ctesifonte, la capitale del dell’Impero partico. Durante il suo ritorno Traiano assediò Hatra[6], la quale si era unita alla rivolta contro i Romani fomentata dai Parti nei territori appena conquistati come l’Adiabene, la Babilonia ecc.. Sebbene Dione Cassio scriva che Hatra non fosse affatto ricca e grande, essa doveva comunque essere piuttosto importante e ben fortificata per resistere alle forze che piegarono molte città (Nisibi, Singara, Ctesifonte e Seleucia ecc.), pur ammettendo che l’assedio fallì anche per la mancanza d’acqua, di legname e di viveri (Dione Cassio 68.31.1). La stessa sorte toccò all’imperatore Severo circa ottant’anni dopo. Durante l’anno 193 d.C. , a seguito della morte di Pertinace avvenuta durante il mese di marzo, si scatenò nell’Impero romano una lotta per il potere che all’inizio aveva come principali contendenti Severo e Pescennio Nigro, allora governatore della Siria. In questo conflitto si intromise il re dei Parti, Vologese V, insieme ad alcuni piccoli regni indipendenti che parteggiavano per Nigro. Anche Hatra si schierò con lui, inviando un contingente di arcieri al suo esercito. Severo, dopo aver trionfato sul suo rivale, intraprese una campagna punitiva contro chi aveva sostenuto Pescennio Nigro. Egli decise quindi di punire anche Hatra, per questo la assediò ben due volte; la prima nel 193 d.C. e successivamente nel 197 d.C. , ma senza successo. Le sue macchine d’assedio (utilizzate solamente durante il secondo attacco) furono bruciate, molti dei suoi soldati vennero uccisi o feriti dagli arcieri; inoltre la posizione della città, la solidità delle mura e la forza degli assediati fecero desistere Severo, che decise di lasciare l’assedio per ben due volte (Dione Cassio, 76.9.5-10.1, 11.1.-12.5; Erodiano, Historia 3.1.2-3, 5.1, 9.1-9). Proprio nel periodo compreso tra l’assedio dell’imperatore Traiano e quello di Settimio Severo, Hatra raggiunse il suo massimo fulgore e divenne una delle più belle città del Vicino Oriente, grazie anche alla pace che da Adriano (117-138 d.C.), il quale si disinteressò delle conquiste orientali fatte dal suo predecessore, fino alla fine del regno di Antonino Pio (161 d.C.) si instaurò tra l’Impero romano e l’Impero partico. Tra il II e III sec. la situazione nell’Vicino Oriente mutò; l’Impero arsacide, oramai indebolito da continue guerre con l’Impero romano e da sanguinose lotte intestine, venne sopraffatto dal nascente Impero sassanide. Hatra si trovò così a dover fronteggiare questo nemico nel 220 d.C, infatti Ardašir I tentò la conquista della città, ma anche questa volta gli assediati riuscirono a resistere, costringendo il re sassanide a rinunciare temporaneamente alla conquista. Tre epigrafi latine[7] dell’epoca di Gordiano III ci fanno ipotizzare che Hatra divenne alleata di Roma[8], per contrastare il dilagante Impero sassanidi, e che truppe romane vi stazionarono per un certo periodo[9].
1. anno 235 d.C.
D(onum)
D(edit) NONIS 2.
DEO SOLI
INVICTO 3.
HERCVLI SANC(to) Ma l’alleanza con i romani e la tenacia degli abitanti di Hatra non servirono a frenare l’impeto dei sassanidi, la città fu alfine conquistata nel 240/41 d.C. da Ardašir I insieme a suo figlio Shapur I[10] (forse nominato correggente in quello stesso anno); da allora Hatra conobbe un declino inesorabile e poi l’abbandono. Resti archeologici
Fig. 3. Pianta della città di Hatra (tratta da W. Andrae, Hatra II) Le rovine della città sono circondate da due cinte murarie fortificate concentriche e quasi circolari con un diametro di 2 km e una circonferenza di 6 km. Queste mura circolari (spesse 3 m e alte 10 m) costruite in mattoni d’argilla intervallate da quattro porte, undici bastioni, ventotto torri grandi e più di centosessanta piccole, sono l’essenziale complesso di fortificazioni che difendeva Hatra dagli assedianti.
Fig. 4. Veduta del tempio di Maran e dei Grandi Iwan (foto dell'autore). Nel centro della città esiste un enorme spazio rettangolare (circa 440 m per 320 m) chiamato temenos, circondato da un muro e separato al suo interno in vari cortili da pareti divisorie. Tutti gli edifici all’interno del temenos sono templi dedicati alle varie divinità del pantheon hatreno (Shamash, Shahiru ecc.) caratterizzati da un elemento architettonico particolare, l’iwan (grande sala aperta nella parte anteriore e coperta da alte volte a botte); all’interno di questo recinto sacro non vi sono abitazioni private o palazzi.
Fig. 5. Pianta del temenos (tratta da di M. Sommer, Hatra) Il tempio principale nell’area del temenos è il cosiddetto Grande Tempio (o Grandi Iwan) al quale, come fosse un’estensione, è aggiunto il tempio quadrato del dio del sole Shamash. Esistono poi, sempre all’interno del temenos, altri templi più piccoli di tipo ellenistico costruiti presumibilmente dopo i Grandi Iwan.
Fig. 6. I Grandi Iwan (foto dell'autore). Intorno al temenos troviamo l’abitato di Hatra, ancora in gran parte inesplorato, la sua necropoli, i suoi palazzi e una dozzina di templi minori.
Fig. 7. Veduta generale del temenos (foto dell'autore).
Fig. 8. Tempio di Maran (foto dell'autore). Le monete di Hatra La zecca di Hatra fu attiva a partire dalla seconda metà del II sec. d.C., proprio nel periodo di maggior sviluppo e ricchezza della città, fino al momento della conquista sassanide. Le monete di Hatra erano utilizzate non solo per il piccolo commercio all’interno delle mura cittadine ma anche come offerta cultuale all’interno del temenos[11]: non dobbiamo infatti dimenticare che Hatra era soprattutto una città santuariale. Le monete circolavano all’interno dell’abitato e nel territorio circostante, seppur siano stati rinvenuti alcuni esemplari di monete hatrene anche nelle vicine città di Assur[12] e Dura Europos[13]. Hatra produsse monete esclusivamente in bronzo, delle quali fino a ora sono state individuate tre diverse tipologie: la Serie I, la Serie II, la Serie III. Esistono però moltissime varianti all’interno di queste tipologie, sia a livello iconografico (in particolare il ritratto di Shamash) sia a livello di peso. In particolare, quest’ultima variabile rende piuttosto difficile l’individuazione dei rapporti tra i nominali.
Fig. 9. Antiochia. Antonino Pio (138-161 d.C.) AE 21 (foto e collezione dell' autore).
Fig. 10. Antiochia Vespasiano (69-79 d.C.) Ag, Tetradramma (foto e collezione dell'autore). Le tipologie coniate dalla zecca di Hatra imitarono la monetazione romana provinciale della Siria, in particolare quella dell’importante zecca di Antiochia. Le monete prodotte dalla provincia siriana circolavano in numero maggiore, nel Nord della Mesopotamia, rispetto alle monete partiche, cosicché l’atelier hatreno subì l’influenza dalle tetradracme e dai bronzi prodotti da questa zecca e non dalla monetazione dell’impero arsacide.
Foto moneta 1. Hatra , Serie I (foto Centro scavi di Torino/ Dipartimento S.A.A.S.T.) Serie I
(1) AE 22
II-III sec. d.C. (Ø 22 mm, 10,50 g) J. Slocum 12 (simile)
Foto moneta 2. Hatra , Serie I (foto e collezione dell’autore)
(2) AE 23
II-III sec. d.C. (Ø 23 mm , 12,00 g) J. Slocum 13
Foto moneta 3. Hatra, Serie I (foto Centro scavi di Torino/ Dipartimento S.A.A.S.T.).
(3) AE 13 II-III sec. d.C. (Ø 13 mm, 2.70 g) [Variante tipologica inedita[14]]
Foto moneta 4. Hatra , Serie II (foto Centro scavi di Torino/ Dipartimento S.A.A.S.T.). Serie II
(4) AE 16
II-III sec. d.C. (Ø 16mm, 3,40 g) J. Slocum 18
Fig. 11. Rilievo con iscrizione in hatreno[15] (H 79). Aquila vicina allo stendardo del dio Shamash (tratta da di M. Sommer, Hatra).
Foto moneta 5. Hatra , Serie III (tratta da J.Slocum “Another Look at the Coins of Hatra” in The American Numismatic Society. Museum Notes XXII 1977) Serie III
(5) AE 23 II-III sec. d.C. (Ø 23 mm, 6,80 g) J. Slocum 24
Foto moneta 6. Hatra, Serie III (foto Centro scavi di Torino/ Dipartimento S.A.A.S.T.).
(6) AE 23 II-III sec. d.C. (Ø 23 mm, 6,20 g) J. Slocum 23 (simile)
Fig. 12. Hatra, esemplare dimezzato della Serie III (foto del Centro scavi di Torino/ Dipartimento S.A.A.S.T.). Durante gli scavi vennero ritrovati un gran numero di esemplari della Serie III dimezzati. Il motivo del dimezzamento di questa serie non è chiaro, erano probabilmente utilizzate come offerte votive oppure semplicemente utilizzate come frazioni del valore. [1] R. Schmitt, “Hatra” in Enciclopedia Iranica Vol. VII, London 1987. [2] W. Andrae, Hatra II , Leipzig 1912 [3] F. Safar Hatra and the First season of Excavation, 1951. in Sumer VIII 1952. W. al-Salihi “Excavations in a Group of Tombs 1970-1971.Preliminary report” in Sumer XXVIII 1972. W. al-Salihi “Excavation Coins from Hatra 1971-1972” in Sumer XXX, 1974 [4] F. Dorna Metzger “L’edificio A e la strada settentrionale” in Toπoi 10, 2000 pp. 179-195. [5] T. Kaiser “Some Remarks about the Religious Life of Hatra” in Toπoi 10, 2000 pp. 229-252. [6] F. Millar The Roman Near East. Londra 1993 pg. 102 [7] F. Vattioni “Le iscrizioni di Hatra” Supplemento n. 28, Annali Vol. 41 1981 fasc. 3 e F. Vattioni “Hatra” Supplemento n. 81, Annali Vol. 54 1994 fasc. 4 [8] F. Millar The Roman Near East. Londra 1993 pg. 151 e A. Maricq “Les derniers années de Hatra: l’alliance romaine”in Syria XXXIV, 1957 pp. 288-296. [9] Ibidem [10] F. Millar The Roman Near East. Londra 1993 pg. 129 [11] S. Downey “Cult Banks from Hatra” in Berytus XVI Copenhagen 1966 pp. 97-110 [12] P. Miglus Das Wohngebiet von Assur. Berlino 1996, pp. 355 e 356 + tavole 74, 75, 76 [13] Bellinger A. The Excavations at Dura Europos. Final report. Vol. 6: The coins. Yale 1949. [14] Si conoscono solamente 5 esemplari di questa variante tarda (secondo i dati stratigrafici) della Serie I, tutti rinvenuti durante gli scavi della missione archeologica italiana. [15] Il dialetto hatreno fa parte della più grande famiglia delle lingue semitiche, questo è usato solamente nella città di Hatra dalla fine del I sec. al III sec. d.C. in G. Garbini, O. Durand Introduzione alle lingue semitiche. Brescia 1994. pg 52.
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