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da Monete Antiche n. 32 - Marzo / Aprile 2007 I delfini di Olbia Pontica Di Alessandro Masiero Sicuramente molti di voi avranno già visto questi piccoli oggetti di bronzo a forma di delfino, definiti dagli studiosi di Numismatica come pre-monete, che spesso appaiono singolarmente o in lotti nelle varie aste on-line e con frequenza, anche sui listini numismatici di commercianti esteri. Non è mia intenzione risolvere in questa sede le varie problematiche numismatiche e storiche, ma ritengo che sia comunque interessante esporre alcune notizie su questi particolari reperti che, molto probabilmente, avranno suscitato l’attenzione e la curiosità anche di altri collezionisti. Questi piccoli reperti provengono dalla costa Nord del Mar Nero, più precisamente dall’antica città greca di Olbia, nella regione denominata anticamente Sarmatia[1], i cui resti sono localizzabili sul versante Ovest dell’estuario del fiume Bug, alla confluenza con quello del Dniepr, vicino al villaggio di Parutino (Fig. 2). La loro forma ci ricorda come già in epoche remote le acque del Mar Nero fossero popolate da questi mammiferi, rappresentati ancor oggi sulle emissioni contemporanee dell’Ucraina. Queste pre-monete furono inizialmente utilizzate durante le cerimonie di sacrificio in onore di Apollo Delphinios, principale divinità dei coloni di Mileto, fondatori della città greca di Olbia e vennero impiegate anche come moneta per gli scambi quotidiani interni alla città. Oggi, queste pre-monete rappresentano il confine tra la moneta ed il reperto archeologico e sono un’avvincente testimonianza di un momento storico in cui in quelle zone, la moneta stessa non si era ancora del tutto affermata come mezzo di scambio.
Fig. 1 (Bacino del Mar Mediterraneo in cui sono evidenziate le colonie greche sul Mar Nero e la madre patria).
Fig. 2 (Zona della costa Nord del Mar Nero in cui è evidenziata la colonia greca di Olbia e i villaggi vicini – Diehl 1937, col. 2414).
Un po’ di storia La colonia greca di Olbia Pontica (insieme con quella di Istros), fu fondata nella prima metà del VI sec. a.C.[2] dai coloni provenienti dalla città di Mileto, sulla costa settentrionale del Ponto Eusino[3], presso la foce del fiume Hypanis. L’ottima posizione sulla costa settentrionale del Mar Nero, le particolarità geologiche e climatiche[4] che fecero di Olbia e del suo territorio una micro-regione, le permisero di occupare in breve tempo una posizione chiave nei contatti del mondo greco con quello barbaro[5], raggiungendo la sua massima prosperità tra il VI e la prima metà del V sec. a.C.[6] Lo stesso Erodoto ci tramanda che i bordi del fiume Hypanis offrivano le condizioni favorevoli per lo sviluppo di un’economia rurale, di cui l’agricoltura e l’allevamento costituivano le attività principali della micro-regione[7]. Inoltre, da Olbia partivano le vie fluviali e terrestri che conducevano verso Nord nelle steppe dell’Ucraina e poi, all’interno della Scitia favorendo, allo stesso modo, già durante la seconda metà del VII secolo a.C. le esportazioni greche in Ucraina. La città divenne presto un fiorente porto commerciale ed un centro di notevole importanza per l’attività della pesca e per il commercio del grano proveniente dalla Scitia[8]. Erodoto e Dione Crisostomo ci narrano che Olbia ricoprì un ruolo importante anche nel commercio del sale con questa regione durante i soggiorni delle tribù nomadi scite nelle steppe dell’Ucraina, che si trovano molto lontane dal litorale marittimo[9]. Gli scambi con queste regioni interne, incrementarono notevolmente lo sviluppo della metallurgia e già nella seconda metà del VI sec. a.C. Olbia si affermò quale importante centro per la lavorazione dei metalli (soprattutto bronzo) importati probabilmente, da giacimenti dell’Ucraina o dell’Asia Minore[10]. Per la sua enorme importanza e ricchezza, divenne un punto d’incontro non solo commerciale, ma anche religioso per tutte le altre colonie milesi con i culti di Apollo Delphinios, di Zeus e Athena ed in seguito, con quelli di Demeter, Cibele e Achille[11]. Dopo l’iniziale sviluppo, Olbia risentì per un certo periodo di una crisi economico-politica che coinvolse il mondo greco e che si risolse sul finire della seconda metà del IV sec. a.C. La polis ritrovò il suo equilibrio e si avviò nella seconda fase della sua massima prosperità: l’economia della micro-regione si espanse notevolmente, l’artigianato rifiorì nella città stessa (ceramica, metallurgia, tessuti, taglio della pietra, ecc...) ed il commercio si sviluppò notevolmente, favorendo così la diffusione crescente della moneta di Olbia[12]. A questi periodi di crescita, si alternarono momenti difficili per la città che subì delle dominazioni: nel 331 a.C. fu assoggettata alla politica aggressiva di Zopirion[13], ma il popolo della città, unito con gli Sciti distrussero l’esercito invasore e lo stesso Zopirion morì in battaglia. A partire dal III sec. a.C. l’economia della polis iniziò un lento declino, accentuato dai commercianti del Bosforo che, economicamente più forti, costrinsero quelli di Olbia a ridurre i loro traffici commerciali con molte regioni delle coste del Mar Nero. È proprio verso il II sec. a.C. che essa entrò in un periodo di grave crisi e si trovò così coinvolta in vari eventi politici, che la portarono sotto altri domini[14]: Con il rafforzamento dello Stato scita in Sarmatia, che aveva come capitale Néapolis (oggi Simféropol), alla fine del II sec. a.C. Olbia si trovò sottomessa al potere delle tribù degli Sciti, con conseguente fine delle relazioni pacifiche con questo popolo[15]. Ben presto fu liberata da questo dominio, per trovarsi poi fino agli inizi del I sec. a.C. sotto l’egemonia di Mitridate il Grande, re del Ponto. Dal I sec. a.C. visse i suoi anni più tristi e conobbe ancora altre occupazioni e distruzioni[16]: Fu saccheggiata verso il 60 a.C. da Burebista re dei Daci, poi attorno al 48 a.C. subì una distruzione completa da parte dei Goti[17] e nella seconda metà del I sec. a..C., cadde sotto il dominio di re Cimmeri che vi coniarono le proprie monete. Fu ricostruita soltanto nel II sec. d.C. dal munifico imperatore Adriano, che vi pose una guarnigione a sua difesa e fu quindi, inclusa nella provincia romana della Moesia Inferiore[18]. La decadenza economica, politica e sociale dell’Impero Romano iniziata nel III sec. d.C., trascinò anche questa provincia e la zona del Mar Nero in un periodo di fortissima crisi. Questa situazione favorì nuove incursioni dei Goti che continuarono per tutto il III e il IV sec. d.C., conducendola alla fine del IV sec. d.C. ad un declino irreversibile[19]. La città fu distrutta dagli Alani all’inizio del V secolo e da allora, Olbia ed i villaggi adiacenti furono definitivamente abbandonati dopo mille anni di esistenza[20].
Catalogo
Coniazioni anepigrafi della fine del VI-V sec. a.C. circa.
Con queste prime tipologie anepigrafi, più comuni delle varianti successive, ho cercato di illustrare un mio primo tentativo di catalogazione attraverso lo stile d’esecuzione che in alcuni casi risulta piuttosto raffinato, con il corpo ben proporzionato, la pinna dorsale e quella direttrice ben delineate e gli occhi in rilievo, mentre diversi esemplari sono di stile piuttosto trascurato, con evidenti tracce d’usura, segno che molto probabilmente circolarono a lungo accanto alla moneta ufficiale. Ho volutamente omesso di descrivere gli esemplari ibridi “punta di freccia-delfino”, perché rappresentano una fase di transizione ancora non ben chiara con questi esemplari.
Coniazioni con la legenda ΘY e YΘ del V-IV sec. a.C. circa.
Recenti scavi condotti dal dott. Benedetto Bravo, hanno proposto di ricollegare le coniazioni delle pre-monete delfino con legende ΘY e YΘ, all’isola di Berezan’[21] nel Ponto Eusino in cui, secondo lo stesso archeologo, vi era una polis indipendente che avrebbe ufficialmente portato il nome di Thyora[22].
Coniazioni con la legenda АРIХО e АPХО del V-IV sec. a.C. circa.
Il Martinori, nel suo ormai datato volume “La Moneta-Vocabolario Generale”, ipotizzava che questi ultimi pezzi avessero la funzione di stabilire il prezzo legale del tonno e che APIXO significasse appunto, il paniere di pesce[23]. In relazione ai dati riportati nelle tabelle appena illustrate, si può supporre che le variazioni abbastanza frequenti e significative di pesi e di dimensioni che si riscontrano, soprattutto, su molti esemplari delle prime tipologie di pre-monete delfino, si possano spiegare con alcuni motivi: che il loro utilizzo principale era quello di oggetti propiziatori nel culto di Apollo Delphinios ed inoltre, trattandosi anche di produzioni pre-monetali, esse non erano ancora vincolate a sistemi ponderali prestabiliti. A fronte dei vari ritrovamenti deduciamo che la pre-moneta delfino nelle sue varianti, ha circolato durante tutto il IV sec. a.C., accanto alla moneta di Olbia propriamente detta. Molti di questi piccoli reperti bronzei sono stati rinvenuti, oltre che nei siti di Olbia e Berezan’, anche in quelli di Sirokaja Balka, Zakisova Balka, Certovatoe, Viktorovka. A Kozyrka è stato scoperto un tesoretto composto da 103 pre-monete delfino e rappresenta il più grande ritrovamento fuori Olbia[24]. Questi ritrovamenti fanno supporre che queste forme pre-monetali circolassero anche fuori dell’ambito della città di Olbia oppure, che venissero impiegate anche in queste zone per gli scopi cultuali descritti in precedenza.
Olbia Pontica oggi I resti della città greca di Olbia sono disposti su due terrazze naturali che la dividono in Città Alta ed in Città Bassa[25]. Scavi archeologici moderni, condotti in maniera sistematica già dalla fine del XIX secolo[26], hanno permesso di indagare una parte considerevole della città, scoprendo una porzione della cinta muraria greca, alcuni quartieri abitativi formati da edifici ad un solo piano con cortili interni[27], quasi tutta l’agorà e il temenos, situati in prossimità del versante che scende verso la Città Bassa. È stata inoltre portata alla luce una gran parte della necropoli[28] che circonda la città dal lato occidentale. All’interno delle tombe databili dal VI al III sec. a.C., si sono rinvenute sculture, monete e preziosi oggetti in oro e argento, come bardature per cavalli, collane, lamine lavorate a sbalzo e moltissima ceramica[29].
Fig. 11 (Tipologia di ceramica greca rinvenuta nelle tombe - da Rabičkin 1951, p. 117 fig. 32)
Dal punto di vista archeologico, la zona meglio studiata è attualmente la parte centrale della città: l’agorà, di forma quasi rettangolare e con funzioni anche commerciali, testimoniate dal ritrovamento di pre-monete delfino[30], il temenos (in cui si concentravano le funzioni culturali e religiose) ed i quartieri adiacenti ad essi[31], con un abitato densamente costruito. Il temenos è stato particolare oggetto di studio da parte degli archeologi che hanno portato in superficie diversi reperti, tra i quali, ossa di animali, frammenti di ferro e bronzo, nonché altre pre-monete delfino, che dimostrano come fosse sviluppato nella seconda metà del VI sec. a.C., il culto di Apollo Delphinios[32]. La presenza di tale culto in questa parte di Olbia, è ulteriormente comprovata dal ritrovamento nella parte Nord del temenos, di resti di un tempio risalente al V sec. a.C. dedicato a questa divinità[33]. Altre zone sono state esplorate negli ultimi anni e sappiamo che la città era dotata di un sistema di raccolta delle acque per il fabbisogno collettivo della popolazione[34], di cisterne per la conservazione del grano e di numerosi importanti edifici pubblici, quali: ginnasio, teatro e di un ecclésiasterion, fornendo agli studiosi un quadro architettonico d’insieme tipico delle città elleniche[35]. Lo schema della città fu poi modificato secondo un sistema particolare di triangoli inscritti l’uno dentro l’altro, mentre l’antico impianto viario (VII-VI sec. a.C.) presentava un sistema irregolare, composto da strade pavimentate che favorivano un transito più agevole[36]. Oggi possediamo un numero relativamente importante di fonti storiche, archeologiche, epigrafiche e letterarie e possiamo quindi affermare con certezza, di aver acquisito una certa conoscenza su questa polis, poiché l’area è sempre stata preservata da tentativi di urbanizzazione moderna che potevano cancellarne le antiche vestigia.
Fig. 12 (Ricostruzione del temenos in epoca ellenistica- da Kasarev 1964, pag. 40 fig. 10)
Fig. 13 (Sala XI del ginnasio – da Kasarev 1972, pag. 43, fig. 11)
Bibliografia AA.VV., Omnia-Enciclopedia multimediale, Novara 2002. Aleksandra Wasowicz, Olbia Pontique et son Territoire, Parigi 1975. Martinori Edoardo, La Moneta-Vocabolario generale, pag. 16, Roma 1915. Reginald Stuart Pole, A Catalogne of the Greek Coins in the British Museum, pagg. 11 a 13, Bologna 1979. [1] L’attuale Ucraina.
[2] Olbia Pontique et son Territoire, pag. 44.
[3] Oggi Mar Nero.
[4] Ibidem, pag. 29.
[5] Ibidem, pag. 28.
[6] Ibidem, pag. 67.
[7] Ibidem, pag. 27.
[8] Omnia – Enciclopedia multimediale.
[9] Olbia Pontique et son Territoire, pag. 28.
[10] Ibidem, pag. 27.
[11] Ibidem, pag. 107.
[13] Ibidem, pag. 130. Zopirion era il delegato in Tracia di Alessandro il Macedone. [15] Le monete di Olbia coniate dal re scita Skilur, rappresentano una testimonianza tangibile di quel periodo. [17] Ibidem, pag. 110.
[18] Ibidem, pag. 126.
[19] Ibidem, pag. 126.
[20] Ibidem, pag. 127.
[21] Vedi cartina di fig. 2.
[22] Ibidem, pag. 60.
[23] La Moneta-Vocabolario generale, pag. 16.
[24] Olbia Pontique et son Territoire, pag. 58.
[25] Ibidem, pag. 21.
[26] Ibidem, pag. 15.
[27] Ibidem pag. 102.
[28] Ibidem, pag. 15.
[29] Omnia – Enciclopedia multimediale.
[30] Olbia Pontique et son Territoire, pag. 73.
[31] Ibidem, pag. 15.
[32] Ibidem, pag. 46.
[33] Ibidem, pag. 69.
[34] Ibidem, pag. 26.
[35] Ibidem, pag. 101.
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