| dal Bollettino n.
2 della Soprintendenza per i Beni Culturali – 2005
I
Tesori monetari della Valle d’Aosta
Di
Claudio Gallo
Esaminando i dati in possesso della Soprintendenza per i beni e le attività
culturali della Valle d'Aosta emerge che in oltre un secolo di scavi
condotti sul territorio regionale sono state portate alla luce oltre 7.000
monete per la maggior parte romane repubblicane e imperiali. In genere si
tratta quasi sempre di ritrovamenti di singoli esemplari mentre i gruppi
monetari, i cosiddetti tesoretti (consistenti in oltre 20 esemplari
ciascuno), dei quali si ha prova della loro esistenza, sono 10 e di questi
si riporta una breve descrizione, analizzandoli in ordine cronologico di
ritrovamento.
- Il primo imponente ritrovamento risale intorno al 1850 in cui vengono
alla luce, nei pressi del valico del Gran San Bernardo, 526 piccoli bronzi
romani appartenenti agli imperatori da Costanzo II (337-361 d.C.) a Valente
(364-378 d.C.). Appartengono alla collezione dell'Accademia di Sant'Anselmo
di Aosta.
- Il secondo tesoretto viene scoperto nel 1856: sono 206 denari romani
repubblicani trovati nel comune di Allein e coniati tra il 157 e il 27 a.C.;
la loro presenza potrebbe significare il pagamento di un pedaggio da parte
dei Romani ai Salassi per l'attraversamento del territorio di questi ultimi
negli anni che precedono la fondazione di Augusta Prætoria (Aosta) avvenuta
nel 25 a.C. Il tesoretto viene alla luce nel settembre del 1856 in seguito
ad uno smottamento del terreno dovuto alle forti piogge sulla vecchia strada
che portava al valico del Gran San Bernardo. Venne portato a Torino,
catalogato dal Cornaglia e pubblicato sul Bollettino n. 5 del 1866
dell'Accademia di Sant'Anselmo di Aosta la quale ne possiede 36 esemplari.
 
C.
CAECILIUS METELLUS (125 a.C.)
Roma Denario
D/ ROMA, Testa galeata di Roma a destra
R/ C. METELLVS, Jupiter su biga di elefanti a sinistra
AR 3,35 g 18 mm
Bibl.: Bab. 14; Syd. 485; Cra. 269/1
 
C.
LICINIUS L. F. MACER (84 a.C.)
Roma Denario
D/ Busto nudo di Apollo Vejovis a sinistra
R/ C. LICINIVS L. F. MACER, Pallade Atena con scudo e giavellotto
su quadriga a destra
AR 3,88 g 20 mm
Bibl.: Bab. 16; Syd. 732; Cra. 354/1
- Il terzo ritrovamento viene fatto a Chambave nell'agosto del 1900. Se ne
ha notizia da un opuscolo dell'avvocato Alfredo Federigo Ferrero di Casale
Monferrato pubblicato da Carlo Clausen di Torino nel 1902.
In seguito ad un nubifragio, tra le frazioni di Margnier e
Promassaz nel comune di Chambave, cade un macigno che provoca la rottura di
un'olla di ceramica in cui sono contenute circa 400 monete che si spargono
lungo il pendio sulla traccia lasciata dal macigno. Le monete vengono
raccolte quasi tutte da un abitante del luogo di nome Verthuy; sono parte in
argento e parte in mistura, in cattivo stato di conservazione per essere
state immerse nell'acqua e nel fango.
Il Ferrero, collezionista di monete sabaude e piemontesi, viene a
sapere di questo ritrovamento e ne acquista un certo numero di esemplari.
Esaminando le date di coniazione che vanno dal 1434 al 1497 ne deduce che il
tesoretto è stato sepolto tra la fine del XV e l'inizio del XVI secolo,
probabilmente da un commerciante, data la tipologia dei pezzi: mancano
infatti le monete d'argento di massimo modulo e quelle d'oro.
Le monete trovate sono parpagliole, grossi, mezzi grossi, quarti,
forti, bianchetti e maglie di viennese emesse dai duchi sabaudi Ludovico
(1434-1465), Amedeo IX (1465-1472), Filiberto I (1472-1482), Carlo I
(1482-1490) e Carlo Giovanni Amedeo sotto la tutela della madre Bianca di
Monferrato (1490-1496). Ci sono poi grossi, sesini e denari della Seconda
Repubblica Ambrosiana (1447-1450) e grossi, soldi, sesini e denari di
Francesco I Sforza (1450-1466), Galeazzo Maria Sforza con Bianca Maria
Visconti (1466-1468) e Galeazzo Maria Sforza (1468-1476). Sono presenti
anche monete francesi di Luigi XI (1461-1483) e Carlo VIII (1483-1497) e
monete dei papi Paolo II (1464-1471), Sisto IV (1471-1484) e Innocenzo VIII
(1484-1492). C'è pure una moneta piemontese: un quarto di grosso variato
fatto coniare a Casale da Guglielmo I Paleologo, marchese di Monferrato
(1464-1483) che al momento del ritrovamento è ancora inedita (sarà
pubblicata successivamente dal re Vittorio Emanuele III nel II volume del
Corpus Nummorum Italicorum) e incuriosisce il Ferrero dando origine da parte
sua alla redazione dell'opuscolo sopracitato.
- Il quarto ripostiglio è rinvenuto a Saint-Christophe nel 1911 (vedi Forma
Italiæ: Augusta Prætoria di P. Barocelli, Roma 1948, vol. I, col. 197). In
un vaso di terracotta vengono trovati 109 antoniniani dei seguenti
imperatori: 2 di Salonino (260 d.C.), 1 di Claudio II il Gotico (268-270 d.C.),
66 di Aureliano (270-275 d.C.), 3 di Tacito (275-276 d.C.), 1 di Floriano
(276 d.C.), 26 di Probo (276-282 d.C.), 2 di Caro (282-283 d.C.), 1 di
Numeriano (283-284 d.C.), 2 di Carino (283-285 d.C.), 4 di Diocleziano
(284-305 d.C.) e 1 di Massimiano Ercole (286-305 d.C.). Gli esemplari degli
ultimi due imperatori sono di conservazione splendida il che significa che
dopo la loro emissione hanno circolato pochissimo e quindi si può ipotizzare
che il gruppo di monete sia stato nascosto all'inizio del regno di
Massimiano Ercole.

TACITO (275-276 d.C.)
Ticinum Antononiano
D/ IMP. C. M. CL. TACITVS. AVG., Busto radiato, drappeggiato
e corazzato di Tacito a destra
R/ FELICIT. TEMP., La Felicità in piedi a sinistra con caduceo e scettro
AE
4,85 g 23 mm
Bibl.: Coh. 40; RIC 140
- La scoperta del quinto tesoretto avviene nella frazione Mendey nel comune
di Gignod nel 1913 (vedi “Notizie Scavi” della R. Accademia dei Lincei, Roma
1914, p. 409). Si tratta di 107 antoniniani, tesaurizzati probabilmente
all'inizio del regno di Diocleziano, appartenenti ai seguenti imperatori: 1
di Valeriano I (253-260 d.C.), 24 di Gallieno (253-268 d.C.), 5 di Salonina
(268 d.C.), 3 di Vittorino (268-270 d.C.), 21 di Claudio II il Gotico
(268-270 d.C.), 42 di Aureliano (270-275 d.C.), 1 di Severina (275 d.C.), 1
di Floriano (276 d.C.), 6 di Probo (276-282 d.C.), 1 di Caro (282-283 d.C.),
1 di Numeriano (283-284 d.C.) e 1 di Diocleziano (284-305 d.C.).
 
AURELIANO (270-275 d.C.)
Mediolanum Antoniniano
D/ IMP. AVRELIANVS AVG., Busto radiato e corazzato di Aureliano a destra
R/ VIRT. MILITVM, Aureliano in piedi a dx regge un globo e un'asta
di fronte a un soldato che tiene una vittoria e un'asta trasversale
AE
4,22 g 21mm
Bibl.: Coh. 261; RIC 146
- Il sesto ritrovamento viene fatto a Challand-Saint-Anselme nella frazione
Corliod nel 1930 (vedi “Notizie Scavi” della R. Accademia dei Lincei, Roma
1930, p. 271). Vengono alla luce ancora degli antoniniani, per l'esattezza
45: 11 di Gordiano III Pio (238-244 d.C.), 2 di Filippo I (244-249 d.C.), 2
di Otacilia (249 d.C.), 3 di Filippo II (247-249 d.C.), 5 di Traiano Decio
(249-251 d.C.), 1 di Etruscilla (251 d.C.), 3 di Treboniano Gallo (251-253
d.C.), 3 di Volusiano (251-253 d.C.), 2 di Valeriano I (253-260 d.C.), 1 di
Mariniana (260 d.C.), 5 di Gallieno (253-268 d.C.), 5 di Salonina (268 d.C.)
e 2 di Valeriano II (253-255 d.C.). Probabilmente le monete sono state
nascoste intorno al 270 d.C.
 
TRAIANO DECIO (249-251 d.C.)
Roma Antoniniano
D/ IMP. C. M. Q. TRAIANVS DECIVS AVG.,
Busto radiato, drappeggiato e corazzato di Traiano Decio a destra.
R/ VICTORIA AVG., La Vittoria in corsa a sin. tiene una corona e una palma
AR 3,84 g 21 mm
Bibl.: Coh. 111; RIC 29
- Il settimo ripostiglio, il più consistente tra tutti quelli ritrovati
negli scavi eseguiti in Valle d'Aosta di cui si ha notizia ufficiale, è
stato rinvenuto nel 1941: durante gli scavi per la costruzione del
cavalcavia sulla linea ferroviaria Aosta-Torino, in corso Ivrea, vengono
scoperti ben 14 kg di monete che sono trasferite alla Soprintendenza di
Torino, considerato il fatto che non era ancora in funzione la
Soprintendenza per i beni e le attività culturali della Valle d'Aosta la
quale diventerà operativa solo nel 1963. Nel 1977 di questo ritrovamento,
nascosto probabilmente all'epoca di Gallieno, vengono consegnati alla
Soprintendenza della Valle d'Aosta 601 antoniniani: 1 di Treboniano Gallo
(251-253 d.C.), 1 di Emiliano (253 d.C.), 4 di Valeriano I (253-260 d.C.),
577 di Gallieno (253-268 d.C.), 14 di Salonina (268 d.C.), 2 di Salonino
(260 d.C.), 1 illeggibile e 1 in frammenti.
 
GALLIENO (253-268 d.C.)
Roma Antoniniano
D/ GALLIENVS AVG., Testa radiata di Gallieno a destra
R/ VICTORIA AET., La Vittoria in piedi a sinistra regge una corona e una
palma
AE
3,05 g 21mm
Bibl.: Coh. 1071; RIC 297
 
SALONINA
(268 d.C.)
Roma Antoniniano
D/ SALONINA AVG., Busto diademato di Salonina a destra con mezzaluna
R/ PIETAS AVG., La Pietà velata in piedi a sinistra alza la mano destra
e con la sinistra regge una boccetta di profumo
AE
3,49 g 21 mm
Bibl.: Coh. 77 RIC 22
- L'ottavo tesoretto viene scoperto nel 1986 ad Aosta durante lo scavo
archeologico nella navata centrale della cattedrale (vedi “Annali
dell'Istituto Italiano di Numismatica”, 42, Roma 1995, pp. 180-182). Si
tratta di 67 monete romane del Basso Impero appartenenti alle seguenti
autorità emittenti: Elena (337-340 d.C.) AE4, Costantino II (337-340 d.C.)
AE3, Costante I (337-350 d.C.) AE4, Costanzo II (337-361 d.C.) AE4,
Magnenzio (350-353 d.C.) AE2, Giuliano l'Apostata (361-363 d.C.) AE4,
Valentiniano I (364-375 d.C.) AE3, Valente (364-378 d.C.) AE3, Graziano
(375-383 d.C.) AE3, Valentiniano II (375-392 d.C.) AE4, Teodosio I (379-395
d.C.) AE3 e Arcadio (395-408 d.C.) AE4.
- Il nono ripostiglio viene scoperto nel 1994 ad Aosta durante uno scavo
d'emergenza sulla rete idrica nell'insula 48 in via Festaz al margine di
piazza Plouves. Vengono trovati 28 bronzi romani imperiali: 1 sesterzio di
Antonino Pio (138-161 d.C.), 1 sesterzio di Faustina figlia (175 d.C.) e 26
bronzi da Costanzo II (337-361 d.C.) a Decenzio (351-353 d.C.). Questi
ultimi hanno una conservazione molto buona.
 
MAGNENZIO (350-353 d.C.)
Roma Maiorina
D/ D.N. MAGNENTIVS P. F. AVG., Testa nuda e busto drappeggiato
di Magnenzio a destra
R/ VICT. DD. NN. AVG. ET CAES., Due Vittorie in piedi reggono una corona
nella quale si legge VOT. V. MVLT. X.
AE
4,48 g 22 mm
Bibl.: Coh. 41; RIC 214
- Il decimo tesoretto viene trovato nel 2003 ad Aosta nell'insula 34 in rue
du Verger durante la ristrutturazione di un fabbricato che apparteneva a un
complesso termale pubblico situato a sud-ovest dell'incrocio tra il Decumano
e il Cardo. Scavando in una cantina, attorno a un'anfora frantumata, vengono
alla luce 128 sesterzi romani: 108 dell'imperatore Claudio (41-54 d.C.), 13
di suo padre Nerone Druso (coniati durante il regno di Claudio) e 7
illeggibili.
Esaminando attentamente i sesterzi, paragonandoli a quelli
regolari emessi a Roma, si nota che i tondelli sono di modulo inferiore e
più sottili e i valori ponderali sono più bassi (da un minimo di 10,70 g a
un massimo di 19,58 g). Inoltre nella leggenda del dritto non si riscontrano
mai le lettere PP (Pater Patriæ) dopo IMP (Imperator) e, rispetto a quelle
battute nella zecca ufficiale di Roma, sono stilisticamente inferiori per
cui se ne deduce che sono delle “imitazioni” dell'epoca.
 
NERONE DRUSO
Roma? Sesterzio (coniato dal figlio Claudio tra il 41 e il 42 d.C.)
D/ NERO CLAVDIVS DRVSVS GERMANICVS IMP, Testa nuda di Nerone Druso
a sinistra
R/ SPES AVGVSTA, La Speranza andante a sinistra tiene un fiore nella mano
destra e alza la veste con quella sinistra. All'esergo S C
AE
12,58 g 29 mm
Bibl.: Coh. 7; RIC manca; BMC 157, in calce
 
CLAUDIO
(41-42 d.C.)
Roma? Sesterzio
D/ TI. CLAVDIVS CAESAR AVG. P. M. TR. P. IMP. Testa laureata di Claudio a
dx
R/ SPES AVGVSTA, La Speranza andante a sinistra tiene un fiore nella mano
destra e alza la veste con quella sinistra. All'esergo S C
AE
15,68 g 30 mm
Bibl.: Coh. 85; RIC 99; BMC 124
H.-M. von Kaenel (vedi “Bollettino di Numismatica”, 2-3, Roma 1984, pp.
85-325) analizza i ritrovamenti nel Tevere di bronzi di Claudio e dice che a
Roma esistevano una o più officine di zecca a gestione privata che
lavoravano a fianco di quelle ufficiali e non erano controllate direttamente
dall'autorità centrale: questo per far fronte alla grande quantità di monete
da produrre. C'è poi la convinzione dell'esistenza di una doppia produzione
come afferma P.-A. Besombes (in “Revue Numismatique”, 155, Paris 2000, pp.
161-188): infatti i ritrovamenti di Saint-Léonard e di Tarragona
confermerebbero l'esistenza di due officine attive in Gallia e due in
Hispania che producevano numerario in bronzo di Claudio con il consenso
delle autorità imperiali simile a quello emesso dalle officine di Roma,
questo per far fronte alla mancanza di spiccioli provenienti dalla zecca
centrale della capitale dell'Impero.
Per R. Martini (vedi “Quaderni” del Museo G.B. Adriani di
Cherasco, 9, 2001, pp. 6-12) queste monete erano prodotte da personale
militare e destinate a circolare tra le truppe, ecco perché invece di
“imitazioni” è preferibile chiamarle emissioni “ausiliarie”. Altri
ritrovamenti analoghi sono stati fatti a Novæsium, Vindonissa e Carnuntum
dove esistevano degli accampamenti militari reno-danubiani e nell'area
balcanica in Moesia e in Thracia.
Quindi l'accantonamento di rue du Verger potrebbe essere il frutto
di un possesso di qualche militare o di qualche figura ad esso collegata
tipo un mercante che ha poi nascosto le monete nell'anfora senza però più
riuscire a recuperarle.
Abstract
If we consider all the documentation concerning the monetary findings in
Aosta Valley, the storerooms containing at least twenty specimens each were
examined and ten of them were analysed in chronological order according to
their finding: one near the Gran San Bernardo pass around 1850 (526 small
Roman bronzes); 206 republican Roman coins found in Allein in 1856; 400
medieval coins found in Chambave in 1900; three storerooms for Roman coins
of the Late Roman Empire found in Saint-Christophe in 1911 (109 Antonine
coins), Gignod in 1913 (107 Antonine coins) and Challand-Saint-Anselme in
1930 (45 Antonine coins). Finally four little treasures found in Aosta were
examined: one of 1941 (601 Antonine coins in corso Ivrea), 67 imperial Roman
coins in the Cathedral in 1986, 28 imperial Roman bronzes in via Festaz in
1994 and 128 Roman sestertii in rue du Verger in 2003.
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