da Panorama Numismatico n. 158 - Dicembre 2001

Di Alessandro Masiero

          La monetazione aksumita è da annoverare tra quelle più interessanti, curiose ed impegnative dal punto di vista dello studio. Non è mia intenzione in questa sede puntualizzare sulle varie problematiche, poiché io stesso non sono un collezionista e uno studioso di questo ramo della Numismatica antica. Credo che sia importante anche solo a livello divulgativo, dare qualche cenno sulle peculiarità di queste monete e sulla storia misteriosa e particolarmente interessante del popolo che le emise.

 Un po' di storia

            La tradizione ci tramanda che i sovrani d'Aksum e successivamente d'Etiopia discenderebbero da Re Salomone e dalla Regina di Saba. L'Arca dell'Alleanza che conteneva le Tavole della Legge date da Dio a Mosè, sarebbe stata trafugata dal tempio di Gerusalemme e portata dal capostipite della dinastia aksumita Menelik I proprio nella città d'Aksum. Il regno d'Aksum, il cui nome deriva da quello dell'antica capitale, nasce in seguito a remote e sconosciute vicende in quella zona d'Africa compresa tra il bassopiano eritreo ed il margine della pianura alta etiopica, oggi meglio conosciuta come altopiano del Tigrè.

   

Fig. 1 Veduta generale dell'antica città di Aksum

 

            Il nome d'origine araba meridionale della città santa dell'Etiopia, situata a 2.200 metri d'altitudine, sembra significhi “giardino verdeggiante per dense erbe”, ed è menzionato per la prima volta nel I sec. d.C., ma indagini archeologiche lasciano supporre che la zona fosse già stata abitata fin dalla preistoria. Durante il periodo di massimo splendore esso comprendeva l'attuale Etiopia, l'Eritrea, l'area nubiana della Valle del Nilo, le coste del Mar Rosso e il Corno d'Africa e sulla sponda opposta, le coste meridionali dello Yemen e dell'Arabia. Da quest'ultima regione si diffonde il culto pagano del Sole e della Luna, che inizialmente diventerà la religione di stato. In seguito, con il re Ezanas (350-370 d.C.) si riscontra sulle monete il simbolo della croce cristiana a testimonianza di una conversione di massa per questo popolo. Non tutti i regnanti però, seguiranno i dettami della nuova religione, il vecchio culto sopravviverà in parte con cinque dei trenta sovrani che governarono dal 227 d.C. al VII sec. d.C. La diffusione anche in queste terre del nuovo credo cristiano, si deve soprattutto all'avvicendamento d'elementi disgreganti, che minano l'integrità dell'Impero Romano.

Fig. 2 Cattedrale di Aksum (tratto dall'articolo di Wolfang Hahn in Money Trend n°  32 di marzo 2000).

 

Le monete

            In generale la storia d'Etiopia non è d'ausilio alla Numismatica: sono piuttosto rari i contatti con il mondo romano e bizantino. Conseguentemente saltuarie sono le notizie degli autori classici. Le campagne archeologiche hanno riportato in superficie diversi reperti, specie di carattere cristiano e iscrizioni lapidee che confermano ciò che si sapeva già circa l'affermazione e lo sviluppo della fede cristiana.

                  

Fig. 3 Tavoletta con incisioni aksumite (tratto dall'articolo di Wolfang Hahn in Money Trend n° 32 di marzo 2000).

 

           Indagini storiche poi, hanno evidenziato la particolarità di questi sovrani di possedere ben tre nomi: quello proprio, il materno e quello di guerra.

            E' con la Numismatica che si può ricostruire la struttura della storia etiopica tra il IV e il VII secolo, soprattutto per i numerosi rinvenimenti monetali che si sono susseguiti con sempre maggior frequenza.

            Lo studio dei tipi, dello stile, delle leggende e dei pesi, ha permesso la comprensione di nuovi elementi.

           La monetazione in esame rappresenta intanto un “unicum”, isolato, ad esempio, dai tipi bizantini coevi, a conferma degli scarsi contatti con il mondo occidentale. Il doppio ritratto su molti esemplari, ci suggerisce due significati: il sovrano con poteri militari e civili e all'opposto, con doti religiose o come paladino della religione.

 

 

Fig. 4 Endybis aureo del III sec. d.C.

 

         L'iconografia, anche la più evoluta ritrae i regnanti sempre alla stessa maniera: con volti inespressivi, l'occhio riprodotto frontalmente e la testa coperta dalla benda reale che nasconde i capelli. Da queste analogie nasce la difficoltà di riconoscerli singolarmente. Un elemento fondamentale di distinzione può essere ricercato nella simbologia religiosa del crescente lunare col punto centrale, il segno di Wad o di Sin o di Mahrem, d'origine sabeica, che classifica le monete dell'epoca pagana, mentre quelle con la croce, gli esemplari della nuova epopea cristiana. E' proprio su questi simboli, che generalmente i cultori della materia rivolgono l'attenzione, specialmente su un elemento particolarissimo, che non trova riscontro in nessun'altra monetazione antica: non solo prevale l'oro, ma sulle monete d'argento e di rame si sono rilevati degli intarsi d'oro fatti a mano, visibili anche su esemplari di conservazione scadente. Essi sono presenti sia all'interno della croce cristiana, sia sulla parte superiore della testa del sovrano. Su questo particolare gli studiosi si sono sbizzarriti in numerose congetture: un elemento per accentuare la regalità dell'autorità effigiata e ultima delle quali, una possibile attribuzione di un maggior valore economico al pezzo. Altro caso unico nella storia di tutte le monetazioni sono la presenza di tre tipi di leggende: greca, ge'ez, e miste.

 

    

Fig. 5 Un terzo di solido di Ezanas o Ezana circa 400 d.C.

 

           Il ge'ez è l'antica lingua etiopica, di ceppo semitico, derivata dalla sud arabica, oggi caduta in disuso e per questo motivo è assimilabile al nostro latino. Il fatto che siano scritte solo le consonanti, non ne permette una lettura corretta, così come per il greco che andava anch'esso in disuso nella zona del Mar Rosso, creando in questo modo confusioni ed equivoci nell'interpretazione dei nomi e dei titoli.

            Il sistema monetario aksumita nasce approssimativamente nel 310 d.C. con re Afilas e anche in questo caso la scienza numismatica non smentisce il carattere autonomo di certe popolazioni: gli autori lo vorrebbero assimilare a quello romano almeno per ciò che riguarda le emissioni auree, che si avvicinano molto ai semissi quasi coevi.

 

         

Fig. 6 Monete di Aphilas.

 

          Altrettanto però non avviene per l'argento e il rame, i quali hanno pesi continuamente variabili, rendendo impossibile trovarvi il riferimento ad un sistema. Da questi fattori e dalla rarità delle emissioni e dei ritrovamenti, si può dedurre quanto queste monete abbiano più un carattere d'ostentazione, che d'effettive necessità commerciali. Difatti della moneta se ne poteva fare facilmente a meno, poiché tutto o quasi totalmente il commercio era basato sul baratto. Vi è poi quell'intarsio aureo fatto a mano su molte migliaia di pezzi, che crea diversi dubbi sul reale utilizzo per una normale circolazione.

          Gli studi, i viaggi e le campagne archeologiche effettuati tra la prima metà del XIX secolo e i giorni nostri, hanno permesso di ricostruire la storia e la Numismatica del popolo etiope, seppur inizialmente con numerose imprecisioni ed inesattezze ed in modo ancora incompleto. Furono i tedeschi i primi a raccontare attraverso delle pubblicazioni i risultati dei loro viaggi, seguirono poi i francesi e gli inglesi. Dobbiamo arrivare agli inizi del ‘900 per trovare il primo autore italiano. Nel 1926 Arturo Anzani pubblica il suo “Numismatica Axumita”, il primo vero corpus di queste monete, che non sarà mai abbastanza apprezzato, forse un po' per alcuni punti inesatti che si vedranno in parte, corretti nell'altra sua pubblicazione del 1941. Esso rimane pur sempre un punto di partenza coraggioso per quei tempi. Nel 1927 Carlo Conti Rossini esce con “Monete Aksumite” in cui descrive la sua collezione. Nel 1929 lo stesso Anzani è l'autore di “Numismatica e Storia d'Etiopia”, comparso come la sua precedente opera sulla Rivista Italiana di Numismatica. Segue nel 1941 per Salvatore Puglisi, un'indagine scritta relativa ad una missione archeologica ad Aksum. Si segnala infine nel 1947, un breve articolo di carattere numismatico di Vittorio Tedesco Zammarano.

          Il periodo postbellico può essere considerato dal punto di vista numismatico, un momento di stasi. Dobbiamo attendere la fine degli anni '70 per notare un ulteriore incremento degli studi sulla civiltà aksumita in campo storico e quindi numismatico. Nel 1978, anno della tesi dottorale di S. Munro-Hay, non si era avuto ancora uno studio organico della materia. Negli anni '80 si sono affiancati altri studi stranieri, ma la tesi del 1978 rappresenta ancora oggi un punto di partenza fondamentale per tutti gli aspetti della monetazione aksumita riguardo: storia, metrologia, tipologia e rinvenimenti, sebbene l'autore abbia modificato e perfezionato più volte il suo pensiero nel corso degli anni.

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