da Cronaca Numismatica n. 69 - Novembre 1995

Di Claudio Gallo

 

Nella foto, da sinistra, Claudio Gallo conservatore delle collezioni numismatiche della Regione Valle d'Aosta, François Stévenin, presidente del Consiglio regionale della Valle d'Aosta,e Nicola Jelpo, direttore della Zecca italiana. 

 

           Oltre alle 6.917 monete della donazione Pautasso (di cui ho trattato ampiamente nel n. 45 di «Cronaca Numismatica» del settembre 1993) il Museo archeologico di Aosta possiede anche 7.332 monete (compresi medaglioni, gettoni e sigilli).

           La maggior parte di esse sono state ritrovate negli scavi archeologici effettuati in Valle d'Aosta dall'inizio del secolo ad oggi e sono costituite da greche, celtiche, romane (repubblicane ed imperiali), barbariche, medievali, sabaude e moderne. Le rimanenti invece sono state acquistate e sono tutte romane repubblicane e sabaude ad esclusione di un tremisse merovingio (VII secolo d.C.) fatto riconiare recentemente alla Zecca di Stato dalla presidenza del Consiglio regionale della Valle d'Aosta, in 100 esemplari d'oro e 500 d'argento per celebrare i 600 anni dall'apertura della Zecca di Aosta (vedi «Cronaca Numismatica» n. 56 e n. 66).

Carlo II (1504-1553); scudo d'oro della croce III tipo senza data

 

           Tra le monete sabaude acquistate dal Museo spiccano per la loro conservazione e la loro rarità uno scudo d'oro della croce del III tipo, senza data, di Carlo II (1504-1553), coniato ad Aosta tra il 1549 e il 1553, e una doppia d'oro del II tipo di Carlo Emanuele I (1580-1630), battuta sempre ad Aosta nel 1587.

            Per quanto riguarda invece le monete ritrovate durante gli scavi archeologici un posto di riguardo merita una moneta inglese d'argento denominata « sceatta» del re Eadberht (737-758) di Northumberland. Si tratta della più antica moneta medievale inglese ritrovata sul continente europeo, pesa 0,82 g e ha un diametro di 12mm, conservazione buona e orientamento 1; è una variante, nel senso che ha quattro cerchietti perlinati in più, rispetto al l'esemplare n. 266 della tavola VIII descritto da P. Grierson in «Syllloge of the coins of the British Isles» del Fitzwilliam Museum di Cambridge del 1968.                 

  

 Sceatta di Eadberht (737-758)          

 

            Sul dritto nel campo c'è una croce e nella leggenda si legge «EOTBEREhTUF». Nel rovescio c'è il mostro di Wotan rivolto a destra, tra quattro cerchietti perlinati con un globetto al centro. La moneta è stata rinvenuta ad Aosta nel 1977, durante gli scavi di una tomba in corso Battaglione Aosta nell'area dell'ex albergo Mont Blanc. Un'altra «sceatta» d'argento, sempre proveniente da una tomba, è stata ritrovata poco tempo dopo durante i lavori eseguiti all'interno della cattedrale di Aosta. I ritrovamenti di monete inglesi dell'alto Medioevo sono molto rari. Un penny d'argento, battuto da Coenwulf, re di Mercia, tra 1801 e 1807, è stato scoperto a Saint Pierre (Aosta) negli anni Cinquanta ed appartiene ad una collezione privata. Altri tre penny d'argento risalenti agli anni tra il 790 e il 795 sono stati trovati nel tesoro di Ilanz (Cantone dei Grigioni) scoperto nel 1904. Alcune «sceatte» sono state trovate sulle coste francesi della Manica e un altro esemplare è stato rinvenuto nel dopoguerra durante gli scavi effettuati in San Pietro a Roma.

          Dopo la moneta inglese, tra i «pezzi» più interessanti e meglio conservati ritrovati negli scavi sul territorio valdostano il Museo possiede una dramma cenomane di imitazione massaliota (III secolo a.C.), appartenente al 6° tipo descritto dal Pautasso, in ottimo stato, trovata nel 1971 durante gli scavi eseguiti nella villa romana in regione Consolata ad Aosta. Al dritto presenta la testa di Artemide rivolta a destra; al rovescio è raffigurato un leone stilizzato a forma di scorpione rivolto a destra con sopra dei segni fusiformi imitanti la scritta MAΣΣA.

     Dramma cenomane di imitazione massaliota (III sec. a.C.)

 

            Un altro esemplare degno di rilievo è un sesterzio molto bello di Clodio Albino (193-197), descritto dal Cohen al n. 49, ritrovato durante gli scavi nei giardini, di fronte al Palazzo della Regione nel 1954. Al dritto presenta la testa nuda dell'imperatore rivolta a destra d rovescio, fra le lettere S e C. Minerva in piedi rivolta a sinistra con un ramo d'olivo nella mano destra e la mano sinistra sopra uno scudo appoggiato a terra e una lancia tenuta all'interno del braccio sinistro. Sempre nella stessa zona è stato scoperto un denaro di Carlo il Calvo (840-875), ben conservato, battuto nella Zecca di Reims e descritto da M. Prou al n. 296 della tavola VII.
            Al dritto nella leggenda c'è scritto «CAROLY REX FR.» e nel campo una croce accantonata da quattro bisanti in un cerchio di perline. Al rovescio nella leggenda appare la scritta “REIMS CIVITAS” e nel campo è raffigurato un tempio carolingio.

            Nel 1967 durante gli scavi per l'insediamento dei magazzini commerciali Cidac di Aosta è stato ritrovato uno splendido forte bianco di Aimone di Savoia descritto dal Simonetti al n. 9/2 e dal CNI ai n. 22/23. Al dritto nella leggenda c'è scritto «:IMO:COMES» con una grande lettera «A» nel campo in un cordone liscio. Al rovescio nel campo c'è una croce, accantonata da quattro bisanti in un cordone liscio, che interseca la scritta «SA BA UD lE» nella leggenda.

            L'unica moneta d'oro rinvenuta durante gli scavi in Valle d'Aosta, è un pezzo da 96 lire, raro e bellissimo, coniato dalla Repubblica Ligure (1798-1805) nel 1803 e ritrovato nel 1969 durante gli scavi della parete destra del presbiterio della chiesa di Saint Vincent.   

Repubblica Ligure (1798-1805); 96 lire d'oro del 1803

 

           Al dritto nel campo si nota una figura muliebre, turrita, seduta a sinistra con una lancia nella mano destra ed il braccio sinistro appoggiato su uno scudo con lo stemma di Genova; nella leggenda la scritta «REPUBBLICA LIGURE AN VI». Al rovescio nel campo, tra due rami d'alloro, è raffigurato un fascio sormontato dal berretto frigio mentre nella leggenda è scritto «NELL'UNIONE LA FORZA»; all'esergo la data.

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