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L’UNITÁ d’ITALIA attraverso le monete

 

 

Premessa

       Questa che vi proponiamo è una mostra “virtuale” sulle monete dell’Unità d’Italia nata dall’idea dei soci del Centro Numismatico Valdostano, con l’intento di utilizzare le pagine di questo sito web come veicolo per renderla fruibile a tutti.

       Non pretende di essere uno studio esaustivo sulla situazione economica, politica e monetaria, ma una dimostrazione puramente affettiva verso il nostro Paese.

      La ricorrenza dei 150 anni dell'Unità d'Italia, ci offre ulteriormente la possibilità di pubblicare un’edizione speciale del nostro Notiziario scaricabile in formato .pdf, con i contenuti integrali della mostra.

      Infine, un ringraziamento particolare lo rivolgiamo a tutti quei soci che hanno permesso la realizzazione di questa mostra.

 

Introduzione

[...] Quando il 17 marzo 1861 fu proclamato il Regno d’Italia sotto la dinastia sabauda, le diverse regioni che componevano il paese, sino ad allora divise politicamente, si differenziavano profondamente sul piano storico, culturale, linguistico, legislativo, economico. Il “regionalismo” italico era tuttavia riflesso, in modo forse anche più marcato, nella grande eterogeneità della circolazione monetaria. Negli stati preunitari, infatti, era da sempre consentita la circolazione, al fianco delle monete “legali” emesse nel territorio, sia delle monete di precedenti emissioni che di quelle in uso presso altri stati italiani. Si trattava, come la definirono alcuni commentatori dell’epoca, di una vera “babele monetaria”[1]. Per quanto riguarda la monetazione metallica, nel 1859 si potevano distinguere sei zone monetarie. Nelle prime due, il Regno di Sardegna e il Ducato di Parma, si adottava il sistema bimetallico (oro e argento) su base decimale, e le unità monetarie fondamentali, la lira nuova di Piemonte e la lira nuova di Parma, erano entrambe identiche nel peso e nel contenuto di metallo pregiato (così detto “titolo”) al franco francese. Come quest’ultimo, pertanto, esse erano rappresentate da monete d’argento dal peso di 5 grammi e 900 millesimi di fino. La circolazione era, invece, monometallica argentea e su base non decimale in Lombardia, dove si usava il fiorino austriaco, nel Granducato di Toscana, dove vigeva la lira toscana, e nel Regno delle due Sicilie, dove circolava un tipo di  ducato. Infine, nelle regioni ex pontificie annesse nel 1860 – L’Emilia Romagna, le Marche e l’Umbria – il sistema adottato, imperniato sullo scudo romano, era formalmente bimetallico, ma di fatto monometallico non decimale.

Tenendo conto delle popolazioni abitanti nei sei territori ora identificati, “può affermarsi, dunque, che, tanto nel 1859, allorché ebbe inizio il movimento di unificazione territoriale, quanto nel 1862, allorché fu decretata l’unificazione monetaria, il tipo monometallico argenteo predominava nettamente nella circolazione metallica del paese, rispetto al tipo bimetallico, e predominavano nettamente anche i sistemi non decimali su quelli decimali”[2]. Quest’ultimo aspetto è di particolare importanza poiché [...] la scelta adottata al momento dell’unificazione monetaria cadrà, contrariamente all’uso prevalente nel paese, sul sistema bimetallico decimale. Oltre alla varietà delle caratteristiche generali dei sistemi monetari vigenti sul territorio italiano, era impressionante quella che si riscontrava nel numero di multipli e sottomultipli utilizzati. Complessivamente, nel 1859 potevano contarsi, considerando le sole monete “legali”, 90 specie metalliche effettive, tutte peraltro molto diverse nel conio. Se a queste si aggiungono le specie di monetazioni anteriori, si arriva a circa 270 valute metalliche.

La situazione era relativamente più semplice per la moneta cartacea, anche perché, a differenza che in altri paesi, questa era scarsamente rilevante sul piano della circolazione. La cartamoneta restava circoscritta alle poche regioni servite da banche di emissione e riservata agli affari di certe dimensioni, non raggiungendo un quinto di quella metallica[3]. In generale gli italiani nutrivano, a quel tempo, scarsa fiducia nella banconota. Per motivi ben comprensibili. [...]

 

Da  Martinez Oliva, J. C. e Schitzer, G., Le battaglie della lira pag. 7 - 8, Le Monnier, 2005


 

[1] Per una vivida descrizione si veda De Mattia (1959).

[2] De Mattia (1959, p. 11). Nelle regioni con sistema bimetallico decimale viveva, secondo i dati riportati dal De Mattia, il 22,3 per cento della popolazione italiana censita nel 1861, contro oltre il 78 per cento abitante nelle regioni con sistema monometallico non decimale (15 per cento delle regioni ex pontificie e 63,2 per cento delle altre tre regioni, Lombardia, Toscana e Regno delle due Sicilie)

[3] Alla fine del 1860 le valute metalliche coprivano circa l’85 per cento delle disponibilità liquide individuali. I biglietti di banca ammontavano a circa 146 milioni di lire, cui si possono aggiungere i 186 milioni in moneta “surrogatoria”, per lo più emessa dai banchi meridionali. Anche a livello internazionale la diffusione della moneta cartacea in Italia poteva considerarsi molto limitata. Considerando i soli biglietti d banca, la massa in circolazione si ragguagliava allo 0,035 per cento del reddito nazionale dell’Italia unificata, contro lo 0,45 per cento della Francia, lo 0,20 per cento della Germania e lo 0,09 per cento della Gran Bretagna. Si veda De Mattia (1994, p. 34).

L’UNITÁ d’ITALIA attraverso le monete - Visita virtuale (PPS)

 

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Stati preunitari

Ducato di Parma Piacenza e Guastalla

Parma, Piacenza e Guastalla - Ferdinando I (1792)

3 lire

Ag, gr. 3.67, Ømm 23 - Zecca di Parma - Collezione privata

 

Parma, Piacenza e Guastalla - Roberto I di Borbone con reggenza di Maria Luisa (1858)

5 lire

Ag, gr. 25, Ømm 37 - Zecca di Parma - Collezione privata

 

 

Governo Provvisorio di Lombardia

Milano, Governo provvisorio di Lombardia (1848)

5 lire

Ag, gr. 25, Ømm 37 - Zecca di Milano - Collezione privata

 

Regno di Napoli

Napoli, Ferdinando IV (1785)

Ducato

Ag, gr. 22.5, Ømm 38 - Zecca di Napoli - Collezione privata

 

Napoli, Francesco I (1825) 

120 grana

Ag, gr. 27, Ømm 37 - Zecca di Napoli - Collezione privata

 

Napoli, Francesco II (1859)

2 tornesi

Cu, gr. 6.2, Ømm 24.5 - Zecca di Napoli - Collezione privata

 

Regno di Sardegna

Carlo Alberto (1837)

5 lire

Ag, gr. 25, Ømm 37 - Zecca di Genova - Collezione privata

 

Repubblica Rivoluzionaria Veneta

Venezia, Governo provvisorio di Venezia (1848)

5 lire

Ag, gr. 25, Ømm 37 - Zecca di Venezia - Collezione privata

 

Repubblica romana

Roma, prima Repubblica romana (1797) 

2 baiocchi

Cu, gr. 20.94, Ømm 35 - Zecca di Roma - Collezione privata

 

Ancona, seconda Repubblica romana (1849)

Baiocco

Cu, gr. 12.20, Ømm 30 - Zecca di Ancona - Collezione privata

 

Ancona, seconda Repubblica romana (1849)

Roma, seconda Repubblica romana (1848) monetazione per Roma e Bologna

40 baiocchi

Mi, gr. 20, Ømm 35 - Zecca di Roma - Collezione privata

 

Stato Pontificio

Bologna, Gregorio  XVI (1835)

Scudo

Ag, gr. 26.8, Ømm 38 - Zecca di Bologna - Collezione privata

 

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