La zecca di Viminacium

 

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da Monete Antiche n. 33 - maggio / Giugno 2007

La zecca di Viminacium

di Matteo Truddaiu

         Questo breve scritto non avrà certo la pretesa di esaurire la trattazione di questo argomento ma intende  generare curiosità nel lettore e nel collezionista, fornendogli strumenti critici, per affrontare un approfondimento sulla monetazione di questa importante città dell’impero romano.

 

Fig. 1 (Viminacium, Gordiano III. AE 22,  AN I. Collezione dell’autore)

 

Introduzione storica

         La Moesia Superior e la Moesia Inferior rappresentano la parte delle province dell’impero romano più eterogenea dal punto di vista etnico; infatti, in questi territori erano presenti Greci, Dardani, Geti, Sarmati, Sciti a cui si aggiunsero le numerose colonie latine fondate dai veterani dell’esercito romano dopo la conquista (avvenuta nell’ultima parte del regno di Augusto).

          Fu Domiziano nel 85 d.C. a dividere la provincia della Moesia in Superior ed Inferior, non solo per facilitare la difesa del fronte danubiano dalle invasioni dei Daci, ma anche sulla base di una distinzione geografico-amministrativa, vale a dire fra un’area gravitante sulla catena montuosa ed un’altra insistente sulla foce del Danubio.

          La divisione prese atto anche di una profonda differenza culturale fra un’area dove, dopo la conquista, si parlava latino (Moesia Superior) e un’altra dove da secoli si parlava greco (Moesia Inferior). Inoltre la realtà della Moesia Inferior, nella quale i maggiori poli di attrazione rimanevano le città (Marcianopoli, Nikopoli ad Istrum, Tomis ecc.), si contrapponeva nettamente a quella ben diversa della Moesia Superior, caratterizzata dagli insediamenti fortificati lungo il Danubio (prosecuzione del Limes retico-norico-pannonico), che mai ebbero grandi sviluppi civili neanche dopo la conquista della Dacia, e da distretti minerari.

          Grandi cambiamenti si produssero nelle due province della Moesia a seguito della conquista della Dacia[1]: la Moesia Inferior perdendo gran parte della sua funzione di provincia del confine danubiano, ruolo che aveva avuto durante tutto il I sec., si assicurò una maggiore stabilità e un certo benessere economico fino alla metà del III sec.d.C., mentre la Moesia Superior mantenne ancora il suo carattere di provincia militare, ma al suo interno iniziò una notevole crescita economica legata al commercio, all’intenso sfruttamento delle grandi risorse minerarie[2], di cui questa provincia era dotata (Metalla Aeliana Pincensia, Metalli Dardanici, Metalli Ulpiani e Metalli Aureliani), e solamente a partire dal II secolo ad una florida economia di tipo rurale.

           Purtroppo, il momento di maggiore sviluppo delle province, coincise con un periodo particolarmente difficile per l’integrità dell’impero romano, inoltre fu proprio il fronte danubiano ad essere maggiormente sottoposto alla furia delle scorrerie di Goti, Alamanni, Eruli e Franchi.

          Le province della Moesia divennero quindi, un territorio strategico, sia per lo stanziamento ed i movimenti delle truppe che difendevano il confine, sia per tutti gli ambiziosi generali e i governatori della provincia[3] che ambivano all’impero.

          La situazione peggiorò ancora nel 270, quando Aureliano rinunciò alla difesa della provincia della Dacia[4]; le due province della Moesia tornarono bruscamente ad un ruolo di territorio di confine. La posizione troppo esposta e la sfortuna di trovarsi sulla strada d’ogni tentativo d’invasione da parte di Goti, Unni e altre stirpi barbariche, aventi come obiettivo Costantinopoli, provocò una repentina crisi nei vari settori dell’economica delle due province.

         In particolare, i distretti minerari della Moesia Superior ridussero o cessarono l’estrazione mineraria su larga scala: queste strutture, infatti, richiedevano una presenza militare costante al loro interno, non solo come protezione, ma anche per i fondamentali lavori di manutenzione e d’ingegneria[5]. Così a partire dalla seconda metà del III sec., quando l’esercito era continuamente impiegato dall’imperatore per affrontare i molteplici problemi interni ed esterni, i distretti minerari e la loro amministrazione andarono in crisi e diminuirono l’attività estrattiva.

 

Fig.  2 (Viminacium e il suo territorio, da Mirković M., Inscriptions de la Mésie Supérieure, Vol. II Viminacium et Margum, Belgrado 1986.)

 

Viminacium[6]

         L’insediamento di Viminacium nacque in epoca augustea come campo legionario (castrum),  acquisendo poi un’importanza sempre crescente a partire dall’epoca domizianea, quando l’imperatore adottò una politica offensiva nei confronti dei Daci, fino a divenire la principale città della Moesia Superior.

        Pur mantenendo un suo spiccato carattere militare, la città sorta allato al castrum riuscì a trarre grandi vantaggi, sia dalla presenza continuativa di truppe e di coloni, che la resero un luogo culturalmente vivace ed economicamente prospero[7], sia dalla sua favorevole posizione geografica. Infatti, Viminacium sorse al crocevia delle principali strade[8] che mettevano in comunicazione le province del Nord della penisola balcanica, con la parte orientale dell’impero ed in prossimità dell’importante snodo fluviale  tra il Danubio e il fiume Mlava (vedi Fig. 2).

         La crescita economica si accentuò a partire dai primi decenni del II sec. d.C. e durò circa un secolo e mezzo (fino alla fine della prima metà del III), interrotta solamente dalla pestilenza diffusasi durante il regno di Marc’Aurelio[9]. Fu proprio grazie a questa spinta economica che Viminacium fu dapprima elevato da semplice agglomerato urbano[10], sorto in prossimità del campo legionario, a Municipium con il titolo MUNICIPIUM AELIUM VIMINACIUM[11], durante il regno di Adriano (117 d.C. circa), ed in seguito ottenne addirittura, durante il regno di Gordiano III, lo status di colonia.

(COLONIA VIMINACIUM)[12], acquisendo così anche il diritto di battere moneta bronzea.

 

Fig.  3 (Singidunum e il suo territorio, da Mirković M. e Dušanić S., Inscriptions de la Mésie Supérieure, Vol. I Singidunum et le Nord-Ouest de la province, Beograd, 1976.)

 

Legioni stanziate nella provincia della Moesia Superior

        In epoca giulio-claudia la Legione IV Scythica insieme alla Legione V Macedonia furono stanziate in Moesia Superior ed occuparono il campo di Viminacium solamente per un breve periodo.

        In seguito, durante le guerre daciche di Domiziano (85-89 d.C.), nel campo di Viminacium furono stanziate la Legione VII Claudia Pia Fidelis insieme alla Legio IIII Flavia Felix (tra l’86 e l’89 d.C.), trasferita in seguito a Singidunum[13] (dopo il 112 d.C.[14]), a poca distanza da Viminacium (vedi Fig.  3). La presenza di queste due legioni nella provincia della Moesia Superior è attestata fino al IV sec. d.C., dopodichè scomparvero da qualsiasi testimonianza storica successiva.

 

Fig. 4 (Viminacium, Gordiano III. AE 31 AN IIII.)

 

La zecca provinciale di Viminacium

          Con il titolo di Colonia, Viminacium, ottenne anche il diritto di battere moneta bronzea. Fu così allestita la zecca provinciale che iniziò a produrre le prime monete nel 239 (AN I era locale), continuando per 16 anni (255). La coniazione fu interrotta solamente nell’anno X, quando l’usurpatore Pacaziano[15] (248-249) utilizzò la zecca per la coniazione dei suoi antoniniani, e nell’anno XV.

          Non  chiaro è il motivo che portò all’interruzione delle coniazioni nell’anno XV, esistono due ipotesi tese a spiegare questo fatto: la prima imputa l’anno d’inattività della zecca all’invasione dei Goti (253/254), mentre una seconda l’attribuisce alla necessità di aumentare l’emissione di moneta imperiale, a scapito di quella provinciale, per il pagamento delle truppe impegnate sul fronte danubiano. Quest’ultima ipotesi sembra essere la più ragionevole essendo, essendo supportata dalle datazioni degli antoniniani di Valeriano e Gallieno attribuiti alla zecca di Viminacium[16].

 

Tabella I (Periodo di attività della zecca provinciale di Viminacium)

 

         Le monete di Viminacium recano al dritto le effigi degli imperatori e di alcuni membri delle famiglie imperiali e al rovescio una figura femminile, interpretabile come la personificazione della Moesia Superior o talvolta come la personificazione di Viminacium[17], vestita con una lunga stola[18] e volta a sinistra (solo saltuariamente frontale), avente a destra un toro e a sinistra un leone, i simboli della Legione VII Claudia e della Legione IIII Flavia che stazionavano ambedue in Moesia Superior a Viminacium e Singidunum e la legenda P M S COL VIM - P(provincia) M(oesia) S(uperior) Col(onia) Vim(inacium). Inoltre nell’esergo del rovescio troviamo il riferimento all’era locale, AN(NO) e il numero romano da I a XVI.

 

Tavola I (dal sito www.ancientcoinart.com/moushmov.html)

 

Qui di seguito un breve catalogo delle più significative varianti della tipologia sin qui descritta:

Gordiano III (238 - 244)

D/ IMP CAES M ANT GORDIANVS AVG. Busto laureato e drappeggiato verso destra.

R/ P M S COL VIM (all’esergo) AN IIII. L’imperatore, laureato, in piedi tra due vessilli regge con la mano destra una patera sopra la fiamma di un altare e con la mano sinistra una lancia con la punta rivolta verso il basso. (Tav. I, 6)

D/ IMP GORDIANVS PIVS FEL AVG. Busto laureato e drappeggiato verso destra.

R/ (Stessa legenda). La Moesia in piedi, regge con la mano destra le zampe posteriori di un coniglio/lepre e con la mano sinistra uno stendardo. (Tav. I, 9).

 

         La rappresentazione (vedi Fig. 5) riportata sul rovescio di questa moneta è legata a divertenti teorie riguardanti il significato simbolico del coniglio/lepre tenuto dalla figura femminile: secondo alcuni rappresenterebbe presumibilmente, un atto di codardia commesso da una o da entrambe le  legioni durante le varie guerre condotte da Gordiano III contro i Sassanidi[19].

 

Fig.  5 (Viminacium, Gordiano III. AE 29 -recto-, AN IIII.)

 

R/ (Stessa legenda). La Moesia in piedi, regge 2 vessilli sui quali ci sono un leone e un toro. (Tav. I, 4)

D/ IMP GORDIANVS PIVS FEL AVG. Busto radiato e drappeggiato verso destra.

R/ P M S COL VIM (all’esergo) AN IIII. La Moesia in piedi tra un toro e un leone, regge due vessilli recanti i numeri VII e IIII. (Tav. I, 5)

 

Filippo I (244 - 249)

D/ IMP M IVL PHILIPPVS AVG. Busto laureato e drappeggiato verso destra.

R/ P M S COL VIM (all’esergo) AN XI (?) La Vittoria in piedi tra un toro e un leone, regge un ramo d’alloro e un ramo di palma.

R/ (Stessa legenda). L’imperatore in piedi tra un toro e un leone, regge il globo sormontato da una Vittoria e una lancia. (Tav. I, 7)

 

Fig. 6 (Viminacium, Filippo I. AE 28, AN VII. Collezione dell’autore)

 

Traiano Decio (249 - 251)

D/ IMP CAES C MES Q DECIVS P F AVG / IMP C M Q TRAIANVS DECIVS AVG. Busto laureato e drappeggiato verso destra

R/ P M S COL VIM (all’esergo) AN XII. La Moesia in piedi tra un toro e un leone, con la mano destra alzata regge un ramoscello di palma (?) e con la sinistra il globo. (Tav. I, 8)

D/ IMP TRAIANVS DECIVS AVG. Busto laureato e drappeggiato verso destra

R/ P M S COL VIM (all’esergo) AN XI. La Moesia in piedi tra un toro e un leone, regge la cornucopia e una piccola Vittoria che tiene rami di palma e alloro. (Tav. I, 10)

R/ P M S COL VIM (all’esergo) AN XII. La Moesia in piedi tra un toro e un leone, con la mano destra alzata regge un ramoscello di palma (?) e con la sinistra una lancia sormontata da una Vittoria  che tiene rami d’alloro e di palma (attributi della PAX MOESIA).

 

Fig. 7 (Viminacium, Hostiliano. AE 27, AN XII.)

 

Hostiliano (251)

D/ C VAL HOST M QVINTVS C o CAE o CAES / IMP C VAL HOST M QVINTVS AVG. Testa nuda verso destra.

R/ P M S COL VIM (all’esergo) AN XII (?). La Moesia in piedi tra un toro e un leone, regge una spada e i vessilli con i numeri VII e IIII.

Medaglione (40 mm). D/ C VAL HOST M QVINTVS C. Testa nuda verso destra.

R/ P M S COL VIM (all’esergo) AN XII. La Moesia in piedi tra un toro e un leone. (Tav. I, 12)

 

Treboniano Gallo e Volusiano

Medaglione (35 mm). D/ IMP C VIBIO TREBON GALLO AVG IMP C C VIB VOLVSI AV.  Busti degli imperatori che si affrontano.

R/ P M S COL VIM (all’esergo) AN XIII . Entrambi gli imperatori in piedi, reggono una lancia e i globi sormontati da un Vittoria che tiene rami d’alloro e palma. All’esergo un toro e un leone affiancano la data. (Tav. I, 11)

Medaglione (35 mm) R/ (Stessa legenda) AN XIII. Treboniano Gallo a cavallo affronta la vittoria nell’atto di porgegli l’alloro. All’esergo un toro e un leone affiancano la data.

 

Fig. 8 (Viminacium, Valeriano I.  AE 29, AN. XVI. Collezione dell’autore.)

 

        La chiusura di questa zecca provinciale avvenne durante l’impero congiunto di Valeriano I e Gallieno (254/255), i quali chiusero la maggior parte delle zecche provinciali dell’impero. La coniazione del bronzo passò interamente sotto il controllo delle zecche imperiali.

 

Tabella II (Nominali prodotti dalla zecca provinciale di Viminacium)

 

 

La zecca imperiale di Viminacium

          Viminacium fu la prima zecca imperiale aperta nelle province balcaniche, considerando che le ben più note Siscia[20] e Sirmium[21] furono aperte solo successivamente. La penuria monetaria sul fronte danubiano spinse probabilmente Filippo I[22] (tra il 246/247) ad affiancare alla zecca provinciale anche una nuova zecca che provvedesse alla coniazione di antoniniani per il pagamento delle truppe impegnate nelle lotte contro i Goti.

 

Fig. 9 (Valeriano I. Antoniniano, 254/255. Zecca  di Viminacium, R.I.C. 220. Collezione dell’autore.)

 

         Sono però assai scarse e controverse le informazioni relative alla zecca imperiale di Viminacium e al suo periodo di attività. Due sembrano essere i  momenti di attività accertati della zecca imperiale (vedi tabella III)[23]: il primo fu durante il regno dell’usurpatore Pacaziano per il quale si coniarono solamente antoniniani, ed il secondo fu  durante l’impero di Valeriano e Gallieno, tra il 254 e il 256, per i quali si coniarono aurei ed antoniniani, privi però di un qualsiasi segno di zecca.

 

Tabella III (Periodo di attività della zecca imperiale di Viminacium)

 

          Gallieno chiuse la zecca imperiale tra il 256/257, poco tempo dopo aver chiuso quella provinciale. Tutta la lega  utilizzata per la coniazione fu trasferita alle zecche di Siscia e Mediolanum.

 

Circolazione delle monete di Viminacium nei territori attigui.

          L’autore del presente articolo ha potuto farsi un’idea parziale della circolazione delle monete prodotte dalla zecca di Viminacium nella Moesia Superior e nelle zone prossime a questa provincia (Dalmatia, Pannonia, Dacia, Moesia Inferior e Macedonia) a causa della scarsa reperibilità di testi riguardanti ritrovamenti monetari in Romania, Ungheria e Nord della Grecia.

          L’ipotesi presentata qui di seguito si basa quindi, esclusivamente sulla letteratura riguardante tesoretti nascosti intorno alla metà del III sec. (periodo particolarmente turbolento, durante il quale si avvicendarono molti imperatori) e rinvenuti in alcune regioni dell’ex Jugoslavia[24]  (Serbia, Croazia e Bosnia).

        Secondo quanto emerge dell’esame dei dati, la monetazione bronzea provinciale coniata a Viminacium sembra essere molto diffusa solo all’interno della Moesia Superior, e non all’esterno dove peraltro, erano presenti numerose zecche provinciali. E’ riscontrabile, inoltre, che fu poco tesaurizzata sia all’interno che all’esterno della provincia stessa.

         Discorso diametralmente opposto per quello che riguarda la monetazione imperiale di Viminacium che, oltre ad essere piuttosto diffusa fuori e dentro i confini della provincia, era largamente tesaurizzata come ci dimostrano i cospicui ritrovamenti[25].

 

Decadenza

         L’intenso periodo di riforme avviato da Diocleziano per risollevare l’impero romano dal disastroso III secolo, coinvolse anche l’assetto territoriale e amministrativo delle due province della Moesia[26]. Questi mutamenti a poco o a nulla giovarono ad una regione impoverita e devastata dalle numerose scorrerie delle popolazioni barbariche.

         La città di Viminacium in questa caotica situazione perse la sua posizione di preminenza all’interno del suo territorio ma sopravvisse fino al 441 d.C., quando venne conquistata e in parte distrutta dagli Unni di Attila, gli stessi che tra il 441 e il 443 rasero al suolo sistematicamente tutte le città ed i piccoli forti lungo il confine danubiano.

         Il definitivo annientamento di ciò che restava di Viminacium avvenne però più tardi, durante l’invasione degli Avari e degli Slavi del 583[27], quando la città venne distrutta e mai più ricostruita.

 

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[1] Traiano conquistò la Dacia con due campagne militari: la prima tra il 101-102 d.C. e la seconda tra il 105-106  d.C.

[2] Dŭsanić S., Aspects of roman mining in Noricum, Pannonia, Dalmatia and Moesia Superior in Aufstieg und Niedergang der römischen Welt, Band II, 6, 1977; pp. 52-94.

[3] Secondo le fonti Pacaziano, Treboniano Gallo e Emiliano furono governatori della provincia della Moesia,  non si conosce se della Superior o della Inferior.

[4] Aureliano ritirò le guarnigioni stanziate in Dacia e fece spostare la popolazione romana dalla Dacia, creando la Nuova Dacia sulla riva destra del Danubio nei territori che storicamente appartenevano alle province della Tracia e della Moesia (Superior e Inferior).

[5] Edmonson J.C., Mining in the later roman empire and beyond: continuity or disruption? in Journal of roman studies Vol. 79, 1989; pp. 84-102.

[6] Si trova oggi nei pressi della città serba di Kostolac.

[7] La vita economica della città era legata al commercio e ad un’economia rurale sviluppatasi nel II sec. d.C.

[8] Una strada conduceva da Vindobona (Vienna), attraversando Singidunum e Viminacium, a Costantinopoli, attraverso Moesia Superior, Macedonia e Grecia. Una seconda strada che partiva dalla Pannonia, seguendo il corso del Danubio, giungeva sino al Ponto Eusino (Mar Nero); una terza strada collegava Viminacium a Nord con la provincia della Dacia attraverso il confinante campo a Lederata (il moderno villaggio di Ram).

[9] La prosperità economica di Viminacium non fu comunque seriamente danneggiata dalla peste, infatti già nei primi anni del III sec. il commercio stava nuovamente rinascendo.

[10] L’insediamento di Viminacium può essere definito inizialmente un agglomerato urbano composto dal campo legionario, dalle cabanae legionis (ovviamente legate all’insediamento militare), dal vicus (villaggio indigeno) e dalla città da cui nacque il municipio.

[11] Corpus Inscriptionum Latinarum (C.I.L.), Vol. III: Inscriptiones Asiae, provinciarum Graecarum, Illyrici, Berlino 1873; pg. 265.

[12] Non è da escludere che la promozione di Viminacium al rango di Colonia sia avvenuta in seguito all’aumento del numero di coloni che allargarono il territorio della città. In Mirković M., Inscriptions de la Mésie Supérieure, Vol. II Viminacium et Margum, Belgrado 1986.

[13] L’odierna città di Belgrado.

[14] Le fonti storiche e archeologiche non ci permettono di stabilire con certezza quale campo legionario occupò la Legio IIII Flavia Felix tra l’89 e il 112, vedi Syme R., “Rhine and Danube Legions under Domitian” in Journal of roman studies Vol. 18, 1928;  pp.41-55.

 

[15] Tiberius Claudius Marinus Pacatianus fu probabilmente il governatore della provincia della Moesia Superior che venne elevato alla porpora dalle legioni del Danubio scontente delle azioni di Filippo I. Zosimus, Storia Nuova (Libro I, 1-73),  Milano1977; pp. 37-92.

[16] Mattingly H. e Sydenham E. A., Roman Imperial Coins,  Vol. IV (part III) e V°, Londra 1967.

[17] In alcune varianti, infatti, la figura femminile indossa una corona muraria piuttosto che il diadema.

[18] Nell’AN IIII alla stola viene aggiunto anche un mantello (palla).

[19] Alcuni contingenti della Legio VII Claudia Pia Fidelis e della Legio IIII Flavia Felix furono coinvolti nelle campagne orientali di Alessandro Severo (231-233) e di Gordiano III (243-244), come ci dimostrano alcune iscrizioni (n. 192, 194, 195 in Corpus Inscriptionum Latinarum (C.I.L.), Vol. III: Inscriptiones Asiae, provinciarum Graecarum, Illyrici, Berlino 1873; pg. 35) trovate a Cyrrhus in Siria.

 

[20] La zecca imperiale di Siscia fu aperta da Gallieno tra il 259 e il 262 circa.

[21] La zecca imperiale di Sirmium fu aperta da Costantino I tra il 320 e il 324 circa.

[22] Mattingly H. e Sydenham E. A., Roman Imperial Coins,  Vol. IV (part III) e V°, Londra 1967.

[23] Ibidem.

[24] Mirnik I. A., Coin hoards in Yugoslavia, BAR International series 95, Oxford 1981

[25] Ibidem.

[26] La Moesia Superior fu divisa in Moesia Mergensis o Prima e Dardania, mentre la Moesia Inferior fu divisa in Moesia Secunda ed in Dardania.

[27] Whitby M. e M., The history of Theophylact of Simocatta, Oxford 1988 (i. 4. 4; viii. 2. 2-8.).

 

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