Zecche in Valle d'Aosta

 

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da Cronaca Numismatica n. 56 - Settembre 1994

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Storia delle zecche in Valle d'Aosta

 Di Claudio Gallo

       Le prime monete su cui compare il nome di Aosta, di cui si ha notizia, risalgono al VII secolo d.C., all’epoca dei Merovingi. Questi inviavano in tutte le località del regno, i loro monetari, accompagnati da artigiani specializzati nella fusione dei metalli e nell’incisione dei coni. Tali funzionari avevano il compito di riscuotere le imposte, ricevendo metallo pregiato che facevano fondere e coniare sul posto, apponendo sulle monete il loro nome e quello della comunità contribuente. Al loro ritorno versavano nelle casse dello Stato le somme raccolte. In Valle d’Aosta di queste monete non si è mai trovata traccia. Di certo si sa che nel medagliere della Biblioteca Nazionale di Parigi e in altri musei francesi ci sono almeno undici varietà di monete, in genere tremissi d’oro d’imitazione bizantina, con i nomi dei relativi monetari, che sono state battute ad Aosta con la scritta “AUSTA” o “AGUSTA”.

       I monetari sono: AUDALDUS, AVIDIO, BETTO, CNIDUS, DACCHO, GUIDAAO, GUILINUS, MAXOMIO, OPTATUS, SANTOLUS e UNVADAO. Aosta e Susa sono le uniche città cisalpine ad apparire sulle monete merovingie. Il Museo archeologico di Aosta possiede uno splendido esemplare, molto raro, di tremisse d’oro battuto ad Aosta dal monetario Betto all’inizio del VII secolo d.C., simile a quello descritto da M. Prou in “Les monnaies mérovingiennes” al n. 1655 e da A. De Belfort in “Description générale des monnaies mérovingiennes” al n. 570. La moneta pesa gr. 1,520 e ha un diametro di mm 13. Al dritto, nella leggenda attorno al busto diademato rivolto a destra, si legge “BETTO MUNITARI”; al rovescio, attorno alla croce nel campo, c’è scritto “AUSTA CIVITAEI FIT”. Questa è la prima moneta coniata ad Aosta di cui si ha la prova.

          Per trovare altre monete battute in Valle d’Aosta bisogna fare un salto di sei secoli ed arrivare all’anno 1341 quando il conte Aimone di Savoia, per sopperire alla penuria di monete, stipula un contratto con Aldebrando Alfani e con il figlio di questi, Bartolomeo, originari di Firenze, perché fabbrichino e battano monete nella zecca di Donnas per tre anni. Le monete coniate a Donnas a partire dall’ 8 aprile 1341, simili a quelle dei signori di Milano ma con il nome del conte Aimone nella leggenda al dritto (“AIMO” oppure “+IMO”), sono:

- Argento: obolo bianco del giglio (un’imitazione del grosso con il giglio di Filippo VI re di Francia) e il grosso denaro bianco.

-  Mistura: il denaro bianco e il denaro nero (che imitano il doppio tornese di Filippo VI re di Francia emesso nel 1336), l’obolo piccolo bianco minuto, l’obolo con scudetto.

           La lettera “A” gotica che appare nel campo al dritto sul grosso denaro bianco, nell’obolo piccolo bianco minuto e nell’obolo con scudetto è l’iniziale di Aimone ed imita quella sul bolognino, moneta assai quotata nel Medioevo in Italia settentrionale ed imitata da molte zecche. La zecca di Donnas chiude definitivamente nel 1343 con la morte del conte Aimone.

             In seguito, Bona di Borbone, reggente lo stato sabaudo dal 1391, in quanto il nipote Amedeo VIII è rimasto orfano ad otto anni in seguito alla morte del padre Amedeo VII per una caduta da cavallo, nel 1394 apre una zecca ad Aosta e l‘appalta al maestro Matteo di Bonaccorso Borgo contemporaneamente a quelle d’Ivrea, Avigliana, Bourg, Pont-d’Ain, Nyon e Chambéry.

 

Nella foto a  sinistra si nota l'edificio della Zecca di Aosta

 

            Il maestro zecchiere, da quanto risulta dai documenti, dal 25 maggio 1394 al 13 agosto 1400 conia nella zecca di Aosta cinque tipi di monete:

- Argento: il grosso II tipo, il mezzo grosso mauriziano I tipo (raffiguranti al rovescio San Maurizio in piedi di fronte).                                                      

- Mistura: il quarto di grosso III tipo (recante al dritto nel campo la scritta “FERT” gotica), il forte III tipo (con al dritto nel campo una grande “A” gotica), il bianchetto III tipo (avente al dritto nel campo una grande “S”).

           Di queste monete, recanti i contrassegni del monetario di Aosta, finora non è stato ritrovato alcun esemplare.

           La zecca di Aosta viene chiusa nel 1400. Sembra che il maestro di zecca, dopo aver coniato in un primo tempo, non abbia più trovato in seguito il suo tornaconto a battere monete ad Aosta e non abbia mantenuto l’impegno preso con Bona di Borbone. Comunque il maestro non doveva essere una persona molto onesta, dato che più di una volta lo si trova coinvolto in processi per falsificazioni e alterazioni (in difetto) delle monete coniate. La zecca viene riaperta solo nel 1549 da parte del duca Carlo II, che conferisce l’incarico al maestro Nicolò Vialardi d’Ivrea di battere moneta. Questi svolge la sua attività in casa dei fratelli Renato e Michele Tollen nel borgo di Sant’ Orso ad Aosta, dal 14 novembre 1549 al 15 maggio 1553.

In questo periodo vengono emesse:

- Oro: scudo d’oro della croce III tipo.

- Argento: il tallero e il testone VI tipo.

- Mistura: la moneta da 4 grossi I e II tipo, il grosso III tipo, il quarto VI tipo e il forte.

           Per quanto riguarda l’aspetto iconografico ed epigrafico delle monete battute da Carlo II in Aosta, in esse compare spesso al dritto lo scudo dei Savoia, adottato da Amedeo V nel 1285 al momento della sua salita al trono e raffigurato sulle bandiere e sugli stendardi con la croce di colore argento in campo rosso. Al rovescio, nella leggenda, per la seconda volta, dall’epoca delle monete merovingie, compare il nome della città, questa volta con la scritta “AUGUSTE PRETORIE” intera o abbreviata, oltre alle iniziali del nome e cognome del maestro di zecca Nicolò Vialardi (N.V.), mentre nel campo appare spesso la croce di San Maurizio, adottata per la prima volta da Amedeo VIII. Si tratta di un particolare riguardo del duca verso la città che durante la guerra, pur avendo stipulato un contratto di neutralità con il re di Francia, continuando a far parte dello Stato Sabaudo ne aveva servito la causa. Inoltre, nella leggenda, al dritto delle monete di Carlo II, come nelle monete dei Savoia che lo hanno preceduto e in quelle che lo seguiranno, ci sono sovente il “nodo d’amore” e il motto “FERT”, derivati entrambi dall’Ordine del Collare, il massimo ordine cavalleresco a carattere religioso e militare dei Savoia, fondato da Amedeo VI nel 1362. Il “nodo d’amore” era formato da una fusciacca, che la dama donava al suo cavaliere ed egli la portava annodata sul fianco o sulla spada quando partecipava a feste o a tornei oppure quando andava in guerra. L’Ordine era costituito da 15 cavalieri, compreso il fondatore. Nel 1518 Carlo II di Savoia porterà il numero dei componenti a 20 e lo trasformerà in Ordine della Santissima Annunziata.

         Dopo la morte di Carlo II, avvenuta 16 agosto 1553, durante il regno di Emanuele Filiberto, la zecca di Aosta continua a coniare. Non tutti i maestri di zecca di questo periodo sono noti, ma tra quelli conosciuti si distinguono: Nicolò Vialardi dal 1554 al 1559 e Tommaso Campagnano di Musso dal 1575 al 1580 al quale si associa Mario D’Alvigi di Perugia nel 1577.

          Campagnano, ottenuta in appalto la zecca di Aosta per sei anni, installa nell’ ”Hotel des monnaies”, ad Aosta, una macchina per stampare monete, detta “molinetto” con la quale, nel 1576, sono coniati i talleri del II tipo raffiguranti al dritto il duca Emanuele Filiberto a cavallo.

          Questi talleri, essendo di forma concava, non si sarebbero potuti ottenere con una battitura a mano. Dal 1558 le monete coniate nella zecca di Aosta hanno all’esergo la lettera A.

Queste le monete battute ad Aosta sotto il regno di Emanuele Filiberto:

- Oro: scudo largo del sole I tipo; scudo del sole III tipo; scudo del sole ibrido.

- Argento: tallero con il busto del duca; tallero con il duca a cavallo I e II tipo; lira; testone I, III, IV e V tipo; mezzo testone.

- Mistura: da 4 grossi II tipo; bianco I tipo; da 3 grossi I e III tipo; grosso I e IV tipo; soldo II tipo; quarto di grosso I tipo; quarto di soldo con 4 rose; forte I, II e III tipo; mezzo quarto di soldo I e III tipo.

           Nel 1580 sale al trono Carlo Emanuele I e ai maestri di zecca Campagnano e D’Alvigi succedono Antonio Roatta nel 1581 Giovannino Miretto nel 1582, Gaspare Cornaglia nel 1584 e Cesare Valgrandi nel 1587. Le monete coniate in questo periodo ad Aosta sono:

- Oro: doppia II tipo del 1587.

- Argento: tallero del 1581; ducatone con il centauro del 1588; lira senza data; cavallotto stretto del 1587.

- Mistura: bianco del 1583 e del 1585; cavallotto con stemma al dritto del 1587; soldo da 4 denari I tipo del 1581, del 1583 e del 1584; grosso di Piemonte del 1587; quarto di soldo senza data (quattro varietà); forte da 8 al soldo senza data (due varietà).

La zecca di Aosta viene chiusa definitivamente nel 1588.

         Ad Aosta saranno ancora battute delle monete, ma non come zecca bensì come officina della zecca italiana (che è l’unica in Italia dal 1895 ed ha sede a Roma), negli anni 1944 1945 sotto la Repubblica Sociale Italiana. Infatti, come stabilito nel Decreto Ministeriale del I° maggio 1944 n. 422, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 171 del 24 luglio 1944, per assicurare i bisogni monetari alla popolazione del Nord Italia durante lo stato di guerra, viene istituita presso la Società Nazionale Cogne, che dal 1939 fabbrica i tondelli in acmonital (lega formata da acciaio, cromo, nichel e vanadio) per la zecca italiana ad Aosta, una sezione staccata della zecca di Roma con il compito di produrre le monete da 50 e da 20 centesimi del tipo costituzione Impero. Gli operai vengono forniti dalla Cogne mentre il personale direttivo, tecnico e amministrativo, con il relativo materiale per l’incisione dei conii (punzoni, matrici ecc.), viene inviato ad Aosta dalla Direzione Generale del Tesoro nel maggio del 1944. Dal 26 luglio 1944 al 4 giugno 1945, nell’officina di Aosta della zecca di Roma presso lo stabilimento della Cogne (direttore Rosario Lauria, vice direttore e capo incisore Pietro Giampaoli, capotecnico Giuseppe Manfredi), vengono coniati 2.053.000 pezzi da 20 centesimi in acmonital (con al dritto la testa di Vittorio Emanuele III a sinistra e al rovescio la testa dell’Italia a destra con la data “1943 XXI”) che non si distinguono da quelli battuti a Roma poiché coniati con i vecchi conii portati ad Aosta dall’officina di Roma, più i 10 centesimi, anche loro in acmonital (con al dritto la testa di Vittorio Emanuele III a sinistra e al rovescio lo stemma sabaudo coronato, sovrapposto al fascio tra spiga di grano e foglie di quercia con la data “1943 XXI”), prodotti in 32 esemplari a titolo di esperimento (10 saranno poi deformati presso la Cogne stessa, 20 verranno consegnati alla Direzione Generale del Tesoro, allora distaccata a Brescia dopo la conquista di Roma da parte degli Alleati avvenuta il 4 giugno 1944, e 2 sono conservati attualmente nel Museo della Zecca a Roma) che, a differenza di quelli in bronzital (lega formata da rame, alluminio e zinco) battuti a Roma, hanno un peso minore (2,68 gr. contro 4,90 gr.) e un diametro inferiore (19,50 mm invece di 22,50 mm). Vengono inoltre allestiti alcuni conii rovesci con la lettera “A” (Aosta) al posto della lettera “R” (Roma) che non verranno mai utilizzati per la coniazione di monete e che saranno deformati quando verranno trasferiti, assieme ai macchinari e ai materiali, nella zecca di Roma dopo la chiusura dell’officina di Aosta. Le monete da 50 centesimi non saranno mai coniate. Nel dopoguerra la Cogne continua a produrre i tondelli metallici per conto della Zecca e nel 1972 la produzione degli stessi viene trasferita a Verrès nello stabilimento della Sadea, attività che prosegue tuttora per mezzo della Verrès S.p.A. (costituita nel 1990 e della quale l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato detiene il 55% del pacchetto azionario) che ha allargato le forniture di tondelli anche a diverse zecche di Stati esteri.

 

CATALOGO DELLE MONETE CONIATE IN VALLE D'AOSTA

(sono escluse dalla presente trattazione quelle di attribuzione incerta e le varianti sullo stesso tipo)

 

Zecca di Aosta

Monete coniate sotto i  Merovingi (inizio del VII sec.)

Monete coniate sotto il conte Amedeo VIII  nel periodo 1394-1400

Monete coniate sotto il duca Carlo II di Savoia nel periodo 1549-1553

Monete coniate sotto il duca Emanuele Filiberto di Savoia nel periodo 1553-1580

Monete coniate sotto il duca Carlo Emanuele I di Savoia nel periodo 1580-1588

 

Zecca di Donnas

Monete coniate sotto il conte Aimone di Savoia  nel periodo 1341-1343

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